Panizzi: «Alpini e L’Aquila, una cosa sola»

Il generale di brigata lascia il comando della “Taurinense”. Il bilancio tra post-sisma e preparazione al mega-raduno

L’AQUILA. Il 20 marzo il generale di brigata Massimo Panizzi lascerà il comando della Brigata Alpina Taurinense al termine di oltre un anno e mezzo di attività. Panizzi ha preso il comando della Brigata il 5 settembre 2013 e a breve lo cederà al generale di brigata Franco Federici. Panizzi è giornalista pubblicista, autore di studi e pubblicazioni, è laureato in Pedagogia e in scienze strategiche all’Università di Torino e in Relazioni internazionali e diplomatiche all’Università di Trieste. Ha una lunga esperienza in missioni multinazionali, dalla Bosnia, al Kosovo, all’Iraq, alternate a frequentazioni a master in Italia e all’estero e a incarichi allo Stato Maggiore dell’Esercito, al ministero della Difesa e alla Nato. Tra i Comandi in Italia, quello del Battaglione Alpini Susa del 3° Reggimento Alpini, l’8° Reggimento Alpini di Cividale e il Reggimento multinazionale del Battle Group Europeo. È insignito di diverse decorazioni, italiane ma anche di Stati Uniti, Francia, Ungheria e Slovenia. La cerimonia di saluto al 9° Reggimento Alpini è l’occasione per un bilancio dell’attività svolta.

L’esperienza con la Taurinense è stata molto impegnativa. Come riassumerla?

«La Taurinense è nota per essere da tempo una delle Brigate di punta dell’Esercito Italiano, guidarla è stato un grande privilegio e un grande onore. Ci si rende conto che si diventa responsabili di tanti uomini e donne che stanno continuando a fare il loro dovere per il Paese in modo ineccepibile, quando sono chiamati intervengono prontamente, e in molteplici attività. Comandando questa unità ci si rende conto, passo dopo passo, della sua storia incredibile, si capisce che si è chiamati a seguire la scia di tanti comandanti e tanti alpini che ti hanno preceduto. Nei suoi 63 anni di vita dalla ricostituzione, avvenuta dopo il secondo conflitto mondiale, la Brigata ha onorato l’Esercito e il Paese, sia in patria che all’estero. E, soprattutto, non dimentichiamoci mai che ha pagato un tributo elevatissimo in termini di vite umane, di uomini che si sono sacrificati per il bene comune».

Pochi mesi fa, due giovani alpini sono morti sulle nostre montagne...

«È stato un momento tremendo, quei due ragazzi stavano facendo, in una giornata libera dal servizio, una cosa che amavano, un’escursione sulle nostre montagne abruzzesi; quel tragico evento ci ha colpiti profondamente. Io sono “nato” qui come alpino, ho iniziato all’Aquila come tenente e sono fortemente legato a queste montagne e a questa gente straordinaria, e posso dire che la scomparsa di quei due nostri bravi alpini ci ha colpito veramente al cuore: è stato commovente vedere l’affetto della cittadinanza. Questo ci ha fatto capire meglio come e quanto noi alpini siamo presenti nella considerazione della gente e delle Istituzioni. Di fronte a certe tragedie noi non possiamo fare nulla, se non aggrapparci alla fede e stare vicini il più possibile alle famiglie; ma voglio aggiungere che in questa circostanza sono emersi anche momenti di straordinaria solidarietà e condivisione del dolore che, vissuto tutti insieme, facendoci forza, ha tirato fuori il meglio di noi e contribuito a rendere il Reggimento ancora più forte».

Gli alpini nel dopo sisma hanno fatto molto per la città. Che impegno è stato?

«È vero. Noi abbiamo avuto grossi danni alla caserma, alcuni tra i nostri uomini sono stati coinvolti personalmente in quella tragedia, ma ci siamo subito messi in moto per dare il nostro contributo. È lo spirito alpino che non si spegne mai e che si fa trovare sempre pronto quando è necessario. E credo che questo abbia reso ancora più saldi i rapporti tra la città dell’Aquila e i suoi alpini, un connubio che certamente è destinato ad alimentarsi ulteriormente grazie alla prossima adunata nazionale organizzata dall’Ana, cui anche gli alpini in servizio daranno il loro contributo. Sarà, senza alcun dubbio, una straordinaria occasione per il territorio e la gente abruzzese».

L’intervista è terminata, forse c’è il tempo per un caffè. «Comandante, rischia di perdere il treno», è il richiamo del colonnello Massimo Iacobucci, comandante del 9° Reggimento alpini. Fuori c’è il picchetto d’onore per i saluti.

Raniero Pizzi

©RIPRODUZIONE RISERVATA