Parco, appello a Draghi

22 Maggio 2021

Si chiede di bloccare la legge che riduce il Sirente Velino

SECINARO. Si fa appello al governo Draghi per bloccare la legge che rivede i confini del Parco Sirente Velino. La rimodulazione dell’area parco – pari a 6.500 ettari secondo il vice presidente della Regione, Emanuele Imprudente, 10mila ettari per le opposizione e gli ambientalisti – continua ad animare il dibattito politico. La presa di posizione di molte associazioni, di esponenti del mondo dalla cultura e della politica è destinata ad arrivare a Palazzo Chigi. Il segretario nazionale di Sinistra Italiana, Nicola Fratoianni, e la deputata del Movimento 5 Stelle, Patrizia Terzoni, hanno già annunciato interrogazioni parlamentari in merito e altri rappresentanti istituzionali abruzzesi si stanno preparando per perorare la causa.
«La totale insensatezza della scelta del governo regionale di ridurre le dimensioni del Parco Sirente Velino sta in queste ore sollevando la giusta indignazione anche al di fuori dei confini abruzzesi. Credo che un intervento del governo sia a questo punto ineludibile», commenta Michele Fina, segretario del Partito democratico regionale, «ritengo giusta la proposta di impugnare il provvedimento regionale di riperimetrazione e quella di rendere nazionale il Parco Sirente Velino. Occorre togliere dalle mani della Regione lo straordinario patrimonio costituito dal Parco Sirente Velino, visto che essa ha ampiamente dimostrato di essere non solo incapace di gestirlo ma persino di ignorare i più elementari principi di buon senso, rimanendo ancorata a logiche logore. Sia il ministro Cingolani a farsi carico di questo imperativo». Per Potere al Popolo Abruzzo «ancora una volta la Regione, sorda a tutte le proteste levatesi nei mesi scorsi contro la decisione di riperimetrare l’area del Parco, ha approvato lo sciagurato provvedimento. Sono oltre 10mila gli ettari sottratti al parco naturale. Mentre a Roma si gioca con le parole e si finge di occuparsi di Transazione ecologica, ecco come in Abruzzo si pensa di attuare in concreto questi alti e innovativi concetti. Perfino il centrosinistra ha capitolato, ritirando i suoi emendamenti. Questa è una battaglia che va proseguita per arrivare al ribaltamento di una decisione iniqua e dannosa per il nostro territorio».
Sull’argomento è tornato anche il consigliere regionale Pd, Pierpaolo Pietrucci, che ha presentato, insieme al collega Giorgio Fedele (M5S), migliaia di emendamenti per provare a bloccare in consiglio la norma. «Un Parco aiuta l’economia. La qualità ambientale è un fattore premiante, richiesto da turisti, consumatori e cittadini», evidenzia Pietrucci, «i prodotti e le attività di un’area protetta hanno una attrattiva speciale: il brand del Parco aumenta il valore degli immobili, delle produzioni agro-alimentari, dell’intero marketing territoriale. Che nome e che successo avrà da domani la Locanda del parco? I danni della fauna selvatica sono un problema serissimo. Che peggiorerà, riducendo il Parco, perché solo i cinghiali potranno essere cacciati, soprattutto i maschi, disperdendo i branchi e aumentando la proliferazione dei cuccioli. Le pratiche urbanistiche, inoltre, sono e resteranno di competenza comunale, non c’entra niente il parco. Il Parco deve funzionare: approvando finalmente il suo piano territoriale, dopo ormai 30 anni, con una governance qualificata, chiedendo risorse adeguate per concreti progetti di sviluppo. I parchi sono un modello da imitare. Soprattutto ora, che la pandemia ha esaltato un diffuso bisogno di salute, salubrità e sicurezza».