«Parco del Vera, occasione persa»
L’ambientalista De Amicis deluso dai lavori di valorizzazione
L’AQUILA. «Alla fine la montagna ha partorito un topolino». Questa l’opinione di Alfonso De Amicis, ambientalista di Tempera, in relazione ai lavori di valorizzazione ambientale e turistica della Riserva del Vera per i quali il Comune sta stringendo i tempi. Per De Amicis il progetto è di fatto un’occasione persa. «Ricordo agli smemorati», sottolinea l’ambientalista, «che di interventi sulla Riserva del Vera si parla dal 1989, cioè da quasi 30 anni. Oggi si arriva a un progetto che non avrà nessuna efficacia rispetto agli obiettivi di cui si discusse a lungo all’epoca tra cui c’era la realizzazione di un centro di ricerche finalizzato allo studio e alla divulgazione scientifica di temi naturalistici». De Amicis in una nota riporta le conclusioni di un gruppo di esperti che nel 1989 dopo innumerevoli riunioni alla presenza della popolazione di Tempera così scrisse: «Pur condividendo la necessità di sviluppo socio-economico e culturale della zona si ritiene necessario adottare tuttavia iniziative tese prima di tutto a salvaguardare i valori naturalistici che, d’altra parte, non contrastano con gli obiettivi di sviluppo citati. Infatti le suddette due contestuali necessità di sviluppo e conservazione nel caso specifico risultano fra loro coniugabili. Ciò per esempio è possibile modificando in parte gli indirizzi esclusivamente orientati verso le attività turistiche ricreative, in direzione di iniziative mirate a realizzare un centro di ricerche finalizzato allo studio e alla divulgazione scientifica di temi naturalistici, con riferimento all’ecologia di corsi d’acqua e comunque con lo scopo di promuovere una cultura ambientale locale». «Tale struttura», prosegue, «potrebbe costituire un supporto alla ricerca e alla didattica condotte dall’Università e in particolare del Dipartimento di scienze ambientali al cui interno operano vari specialisti dei suddetti campi di ricerca. Tali iniziative non escluderebbero proposte progettuali contenute nel piano particolareggiato, come per esempio il restauro delle strutture di interesse archeologico presenti nell’area che potrebbero essere destinate a fungere da supporto alle attività di ricerca e divulgazione. Tra l’altro, alcune attrezzature sportive e ricettive potrebbero convivere con l’indirizzo proposto, purché allocate in ambiti naturalisticamente meno sensibili». (g.p.)
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