Parco Sirente-Velino, il ribaltone: la Consulta boccia i nuovi confini

29 Novembre 2022

Per la Corte Costituzionale è illegittima la parte della legge regionale che riduceva l’area protetta I giudici: «Sono mancate analisi e partecipazione». Imprudente: «Soltanto un vizio procedurale»

L’AQUILA. L’ex premier Mario Draghi batte la Regione Abruzzo a guida Marco Marsilio nella diatriba legale sulla riduzione dell’estensione del Parco Sirente-Velino. Ed esultano gli ambientalisti, protagonisti di una lunga battaglia per bloccare la legge regionale 14 del 2021. La Corte Costituzionale ha infatti bocciato la riperimetrazione – di oltre 6mila ettari nella Valle Subequana – dell’area protetta decisa dalla norma regionale, accogliendo il ricorso del vecchio governo nazionale. Questo perché è stata carente la partecipazione degli enti locali nell’analisi della decisione. «Per la Consulta c’è stato solo un vizio procedurale, la Regione può riperimetrare»: così si difende Emanuele Imprudente, vicepresidente della Regione e assessore all’Ambiente che su quella legge ci aveva messo la faccia.
LA FINE DEL CONTENZIOSO
Il 3 agosto del 2021 l’Avvocatura dello Stato, per conto del presidente del Consiglio, aveva presentato il ricorso contro una parte della legge regionale dell’8 giugno precedente, dal titolo “Nuova disciplina del Parco naturale Sirente-Velino e revisione dei confini”. La sentenza è stata decisa dai giudice della Corte Costituzione il 6 ottobre scorso. Ieri l è stata depositata.
«Non risulta che siano state effettuate le prescritte “conferenze per la redazione di un documento di indirizzo relativo all’analisi territoriale dell’area da destinare a protezione”, né che tale documento d’indirizzo sia stato predisposto, né ancora che siano state operate la “analisi territoriale”, la “individuazione degli obiettivi da perseguire” e la “valutazione degli effetti dell’istituzione dell’area protetta sul territorio”, sulla cui base espressamente “si realizza” la partecipazione, secondo quello che la legge quadro statale sulle aree protette qualifica espressamente come principio fondamentale per la disciplina delle aree naturali protette regionali». Con queste motivazioni la Corte Costituzionale ha bocciato i due commi cruciali dell’articolo 2 della legge regionale, quelli sui confini del Parco appunto, citando la normativa nazionale. Se da un lato la Consulta riconosce l’esistenza di delibere dei consigli comunali e dei verbali delle riunioni della comunità del Parco, dall’altro rileva che non «risulta in alcun modo che siano state rispettate le specifiche condizioni procedimentali», quelle «a garanzia della prescritta “qualificata” partecipazione delle autonomie alla scelta di riperimetrazione dell’area. Si tratta di condizioni dirette, all’evidenza, a far sì che la partecipazione degli enti locali interessati all’istruttoria sia effettivamente idonea a incidere sulla scelta da assumere all’esito del procedimento di istituzione del parco (e di sua modifica). Ciò che a sua volta presuppone che la stessa istruttoria si fondi su una corretta rappresentazione fattuale delle aree su cui si interviene, operata tramite un’adeguata analisi territoriale, e che le finalità perseguite corrispondano a obiettivi preventivamente individuati e tengano conto degli effetti previsti». La Consulta boccia anche l’articolo 8 sui guardiaparco: «La competenza a riconoscere la qualifica di agente di polizia giudiziaria è “riservata a leggi e regolamenti che debbono essere, in quanto attinenti alla sicurezza pubblica, esclusivamente di fonte statale”». I giudici salvano invece l’articolo 3 che ha riscritto la governance del Parco.
LA DIFESA DI IMPRUDENTE
«La sentenza della Corte Costituzionale stabilisce che la competenza è regionale e che è possibile riperimetrare, ma dev’essere fatto con una procedura di partecipazione rinforzata e non è sufficiente l’approvazione dei consigli comunali e della comunità del Parco», spiega Imprudente, continuando: «Abbiamo stabilito princìpi fondamentali e oggi alla comunità del Parco Sirente-Velino è chiaro cosa è possibile fare». Quindi sulle polemiche (vedi articolo in pagina): «Chi oggi parla, cerca scena e visibilità. Non si è reso conto delle esigenze del territorio e del grande cambio di passo che il nuovo Parco sta attuando. Portando risultati concreti per il territorio con finanziamenti e progettualità e diventando anche modello in Italia, come per la Green Community».
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