Parrucchieri ed estetiste: «Chi ci rimborsa?»

Decine le attività marsicane chiuse in zona rossa. Figliolini (Confesercenti): categoria abbandonata
AVEZZANO. Chi darà i ristori ai parrucchieri e alle estetiste chiusi nei giorni di zona rossa? È una domanda a cui finora nessuno ha saputo rispondere, con la comprensibile, ulteriore preoccupazione della categoria.
Fino a una settimana fa, gran parte dei comuni della Marsica, con Avezzano in testa, era in zona rossa a causa del numero elevato dei casi di Covid rispetto alla popolazione complessiva.
Ad Avezzano, ma anche a Celano, Magliano de’ Marsi, Carsoli, Civitella Roveto, Luco dei Marsi, e poi Collarmele, Morino e San Vincenzo Valle Roveto, il settore della cura e del benessere della persona a si è dovuto fermare, senza avere delucidazioni in merito a possibili risarcimenti dei danni conseguenti alle chiusure. C’è chi è stato chiuso per due settimane, chi addirittura per tre e chi, come nel caso di estetiste e parrucchieri di Morino e San Vincenzo, ancora non riaprono. «Abbiamo presentato richieste di chiarimento sia alla Regione e sia al governo nazione per capire chi andrà ad aiutare queste aziende dal momento che hanno deciso di farci chiudere in zona rossa», sottolinea Filiberto Figliolini, presidente di Confesercenti Avezzano, nonché parrucchiere, «prima con il governo Conte i parrucchieri erano aperti, poi con il governo Draghi, dopo anche il ricorso al Tar di Confestetica (associazione nazionale maggiormente rappresentativa dei centri estetici, ndc), è stato deciso di far chiudere sia gli estetist che i parrucchieri. È stata una decisione drastica che non condividiamo, viste le numerose misure di sicurezza che abbiamo adottato. Mi sembra assurdo che le nostre attività, come tante altre, sono dovute rimanere chiuse nonostante tutti gli accorgimenti presi e gli investimenti fatti».
Secondo Figliolini «qualcuno deve darci delle risposte, quanto prima. Dal momento che il governo o la Regione decidono di far rimanere chiuse questo attività, devono anche prevedere dei fondi per sostenerle, non possono essere abbandonate in questo modo. Siamo abbandonati. Non si sente ormai più parlare di domande o di richieste di aiuti e questo ci preoccupa». (e.b.)
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