Parte la rivolta contro le maxibollette

13 Agosto 2016

L’avvocato Corti: «Il Comune pretende crediti inesigibili». De Santis ironizza: «Quegli alloggi adesso sono solo per ricchi»

L’AQUILA. Troppo alto il tributo che gli oltre cinquemila assegnatari di Progetto Case e Map dovranno pagare per saldare le maxibollette: monta l’indignazione che alimenta il vento della rivolta. Vento che spira anche su Facebook.

I conti non tornano nelle famiglie dopo questa stangata: c’è chi si è visto recapitare cartelle di pagamento anche di duemila euro, somme molte spesso ben superiori a quelle dei loro stipendi e pensioni. E il fatto che si tratti di somme reteizzabili non cambia l’umore della gente.

Nel mirino i consumi individuali di gas per riscaldamento e di acqua calda, i costi dell’elettricità delle parti comuni e, come se non bastasse, i costi di gestione del servizio e di spedizione delle bollette. Questi conguagli contemplano il periodo tra il 1° aprile 2013 e tutto il 2014. Non va dimenticato in questo caos chi ha ricevuto le cartelle ma non vive più nel Progetto Case da qualche anno.

Nessuno vuole pagare queste somme e si stanno formando comitati spontanei molti dei quali intendono ricorrere contro la stangata. L’avvocato Fausto Corti, già in passato promotore di iniziative del genere, parla chiaro. «Si tratta di crediti non esigibili, non lo dico io ma la legge», afferma, «questi conguagli possono essere richiesti solo sulla scorta di consumi effettivi stabiliti tramite il contatore. Penso che i ricorsi verranno accolti dal tribunale civile, l’ente non ha diritto di riscuotere senza la lettura».

Per contro lo stesso avvocato riconosce che comunque l’ente aveva l’obbligo giuridico di chiedere il pagamento delle bollette per evitare sanzioni di natura contabile. Ma con diverse modalità.

L’ex assessore comunale della giunta Cialente, Lelio De Santis, è rammaricato per quanto sta accadendo. «Pochi giorni fa ho incontrato persone disperate che mi hanno mostrato le loro pesanti bollette», dice, «e mi sono reso conto che, paradossalmente, nel Progetto Case adesso ci possono stare solo i ricchi. Le persone meno fortunate non possono avere i soldi per quelle spese. Si paga più per vivere in un alloggio antisismico provvisorio che in un condominio».

«In passato siamo riusciti a tamponare problemi del genere», dice, «anche ricorrendo a instaurare un rapporto di fiducia e condivisione con gli assegnatari e questo è servito ad avere un buon gettito per le casse municipali. Il problema dei contatori che non ci sono o non funzionano doveva essere affrontato per tempo e i fondi si potevano trovare, mentre adesso si rincorrono soluzioni. Sta di fatto che la situazione è drammatica». Sia l’avvocato Corti che l’ex assessore, sia pure ognuno per proprio conto, ritengono che questi soldi, che da qualche parte dovranno comunque essere trovati, verranno pagati da tutti i cittadini. Anche da chi non ha mai avuto a che fare con un’abitazione antisismica.

Ci sono poi segnalazioni che arrivano da molti utenti. «Il Comune si è mai preoccupato», chiede uno di loro, «di spegnere le utenze in appartamenti che, dopo essere stati abbandonati dagli assegnatari, sono stati riconsegnati dopo molti mesi ad altre famiglie?».

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