Partire o restare, la città si divide «Sulmona diventi più attrattiva»

L’invito dell’albergatore Casaccia: «Non arrendiamoci, abbiamo ancora delle potenzialità inespresse» La barista Frittella: «I giovani vanno via, temo che le cose stiano peggiorando di anno in anno»
SULMONA. Il primato della città di Ovidio per il maggior numero di residenti ultra sessantacinquenni e la percentuale più bassa di giovani in regione preoccupa i sulmonesi. Così nasce un dibattito dopo l’ultimo studio di Aldo Ronci. «Se potessi andrei via», afferma Manuela Madrigale, istruttrice di ginnastica e maestra, «perché fuori dalla Valle Peligna ci sono molte più opportunità. Ma ho due bambini piccoli e allora continuo a stare qui, dividendomi fra le supplenze a scuola e le lezioni di fitness». E c’è anche chi – come il giovane Gianluca Casaccia – ha scommesso sul futuro della città, aprendo un hotel in centro storico e continuando a gestire lo storico negozio di famiglia di articoli sportivi davanti a piazza XX Settembre. «Purtroppo basta guardarsi intorno per vedere che il centro storico è frequentato solo da persone di una certa età», riflette Casaccia, «ma ciò non vuol dire che ci si debba arrendere. Credo fermamente che questa città ha potenzialità inespresse da potenziare. L’unico modo è di renderla maggiormente attrattiva».
Ancor più pessimisti sono i pensionati, che vedono sotto i loro occhi le differenze fra i giorni nostri e gli anni Ottanta, quando erano decine le fabbriche importanti in città, che davano lavoro e spinta propulsiva al commercio e a tutti gli altri settori. «La situazione è negativa», dice Roberto La Gatta, dipendente Fiat, «io e i miei amici stavamo parlando proprio di questo, dopo aver letto il Centro. Qui si deve invertire la rotta, si deve puntare sul turismo e sulle attività in grado di ripopolare la città».
«La politica non fa nulla», lo interrompe l’amico ed ex collega alla Fiat, Olivo Ranalli, «sembra ieri che hanno smontato il palco dei comizi qui in piazza XX Settembre e degli impegni presi in campagna elettorale non resta che un vago ricordo. Una volta finite le scuole superiori i ragazzi vanno fuori e qui non ci tornano più». Sulla stessa scia c’è anche chi si pente di non esser andato via. «Se avessi saputo che questa città sarebbe finita così, non ci sarei rimasto, né ci avrei creato una famiglia», mugugna Giovanni Gentile, «qui mancano le opportunità per i nostri figli». Ma non manca chi crede che le cose possano migliorare. «Si dovrebbe rimettere mano alla macchina amministrativa», propone Gianluca Casanova dal suo bar di via Roma, «coinvolgendo i cittadini in una politica di riqualificazione del centro storico. Da qui sono andati via tutti gli uffici, il Liceo classico è chiuso. Se si riportassero le attività in centro si rimetterebbe in moto tutto».
«Temo che le cose stiano peggiorando di anno in anno», aggiunge la barista Lea Frittella, «i giovani vanno via e la città invecchia». Non manca nemmeno chi propone di tornare a investire sull’immagine della città. «Una città invecchia dentro e fuori», fa notare l'architetto Gianluca Fagagnini, mentre indica palazzo Pretorio transennato dal 2009, «basta guardarsi intorno. Il lavoro in realtà c’è, ma vanno create le possibilità giuste».
In una città in cui ci si conosce quasi tutti diventa un punto di riferimento irrinunciabile l’edicola del quartiere. «Da me ogni mattina vengono tutti anziani, ma forse perché i giovani fanno le ore piccole», racconta l’edicolante Rolando Resta di piazza del Carmine. «In effetti ogni volta che torno in città, trovo solo anziani in giro», conferma Luigi Gagliardi.
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