Partorisce la donna “sfrattata” da Sulmona

9 Marzo 2015

Il bimbo è nato a Pescara e sta bene. Ma la madre torna ad accusare i medici dell’Annunziata

SULMONA. È un maschietto ed è nato sabato pomeriggio nel reparto di ostetricia dell’ospedale di Pescara. Ad annunciarlo con gioia e soddisfazione è la mamma. Ma anche in questo momento di felicità non risparmia le critiche nei confronti di chi l’avrebbe costretta a partorire a Pescara e a far nascere il suo bambino in una città diversa da Sulmona.

Accuse rivolte in particolare al personale dell’ospedale dell’Annunziata.

Parole dure di una donna che è ancora scottata dalla vicenda che, suo malgrado, l’ha vista protagonista. Non era mai riuscita ad accettare che i medici del reparto di ginecologia di Sulmona, dopo averne seguito la gravidanza per l’intero periodo di gestazione, decidessero di rinunciare a farla partorire nella sua città.

«Lo facciamo solo per tutelare la salute della partoriente e del bambino che deve nascere», dissero i medici dell’ospedale peligno, «a Pescara ci sono macchinari più idonei per affrontare un caso particolare come quello della signora».

Era il 26 febbraio scorso quando la decisione fu comunicata alla futura mamma. Superfluo dire che non la prese per niente bene e che, appena tornata a casa, lanciò sul suo profilo Facebook una serie di pesanti accuse nei confronti dei medici del reparto sulmonese.

«La signora è un soggetto considerato a rischio con una patologia che consiglia di effettuare il taglio cesareo in un ospedale di secondo livello, dove può essere garantita un’assistenza migliore. Informativa necessaria è obbligatoria per tutelare il benessere della donna e del bambino» si difesero i medici «su richiesta della donna che è venuta a chiarire l’equivoco dopo il clamore suscitato dal suo sfogo sul social network i medici del reparto, in pieno accordo con la paziente, hanno preso contatti con altra struttura ospedaliera di secondo livello che la prenderà in carico nei prossimi giorni e che le assicurerà l’assistenza ostetrica necessaria».

Sulla vicenda la Asl aveva deciso di avviare un’indagine interna. (c.l.)

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