Paura in centro, ancora movida violenta

15 Agosto 2019

In piazza Regina Margherita giovane picchiato selvaggiamente da un branco, presi di mira anche i locali

L’AQUILA. «Ho visto quei ragazzi in cerchio e uno a terra, pensavo stessero giocando. E invece lo stavano picchiando».
La testimone scuote la testa, ci chiede di omettere il nome, il suo racconto della notte di ordinaria follia vissuta a piazza Regina Margherita poco prima della mezzanotte di domenica sera è impressionante.
«Erano in tanti, almeno una ventina, e picchiavano selvaggiamente. Quando quel ragazzo si è alzato aveva la testa piena di sangue. Poi qualcuno ha urlato “c’è un coltello, c'è un coltello”, ed è stato il caos. Una donna di una attività si è affacciata, ha iniziato ad urlare chiedendo che qualcuno chiamasse il 112. Ho visto che dietro un angolo un'altra persona, nascosta per non farsi vedere da quegli scalmanati, lo stava giù facendo».
La storia continua, sembra la trama di un film, e invece è L'Aquila. «Alle grida della donna invece di andarsene quelle persone, alcuni giovani, altri molto più grandi, hanno preso tutte le bottiglie che hanno trovato e hanno iniziato a tirarle contro la vetrina del negozio. Sembrava una guerra, io ho provato a scappare ma ho trovato un vicolo chiuso per lavori». Impossibile stabilire se fossero persone del posto oppure no. «A dire il vero non sono riuscita a capire la lingua, in alcuni casi mi è sembrata che non fossero italiani, in altri casi certamente italiani, ma con marcato accento della capitale. Una ragazza ha urlato infatti “’nfami” con inconfondibile accento romanesco. Quello che ha stupito tutti noi che abbiamo assistito alla scena, tra le urla, le parolacce, il sangue e le imprecazioni, è stata vedere una violenza a cui noi non siamo abituati».
«Era poco prima della mezzanotte, la città era piena di ragazzi», racconta la testimone, «tanti, anche molto giovani, erano venuti con la famiglia a vedere il parco del Castello appena riaperto. È stato terribile pensare che avrebbero potuto coinvolgere anche giovanissimi. Io sono fiera di vivere all'Aquila, non vedo l'ora di rientrare in centro, e mi vengono i brividi quando vedo come la città si stia ripopolando davanti ai miei occhi. Ma così non possiamo andare avanti, ci vuole vigilanza, telecamere, capire chi sono. Trovare una soluzione».
Un’altra persona su Facebook ha raccontato la vicenda. «Sto maturando la decisione di andarmene dall'Aquila», scrive, «non solo casa di mia madre è stata svaligiata, ma domenica sera sono rimasta chiusa in un ristorante con due ragazzi (forse due tossici) con il coltello mentre fuori una gang prendeva a bottigliate il locale. Sono 40 anni che vivo all'Aquila e una cosa così non l'avevo mai vista. Questa non è più la città in cui sono nata e cresciuta. Non è la città in cui, dopo il terremoto, avevo con amore deciso di restare».(r.p.)
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