Paziente trapiantato: «La mia nuova vita»

9 Gennaio 2020

Il racconto di un 30enne che ha ricevuto il rene da una zia: «Ringrazio i medici, voglio tornare più forte di prima»

L’AQUILA. Fino a un anno e mezzo fa la vita di Francesco (omettiamo il cognome per motivi di privacy) scorreva tranquilla. Poi, a poco più di 30 anni, la scoperta di un problema ai reni, ricoveri, dialisi e la speranza di un trapianto. La speranza è diventata realtà grazie a un gesto di generosità da parte di una zia (poco più di 50 anni e moglie di uno zio in linea paterna). Due mesi fa l’intervento e l’inizio di una vita nuova. Ecco come Francesco racconta la sua vicenda: «Nell’ottobre 2018 feci una visita medica e delle analisi, che risultarono sballate. Andando a indagare a fondo il 23 febbraio 2019 esce fuori che c’è un’insufficienza renale e da lì il ricovero immediato: un mese in ospedale, viene programmata la biopsia renale e la diagnosi riscontra un’insufficienza renale cronica al quinto stadio (terminale). Da lì tutte una serie di visite, tante analisi, accertamenti che cambiano la mia vita quotidiana: niente sport (cosa che facevo tutti i giorni), lavoro, uscite. Sette mesi di continue pasticche (che prendo tutt’ora) e arriva il 6 settembre 2019, giorno nel quale mi viene programmato l’intervento per il posizionamento del catetere peritoneale per la dialisi. Si inizia a pensare al trapianto, la donatrice doveva essere mia madre, ma con l’andare avanti nelle visite i medici la escludono come potenziale donatrice per problemi di salute. Da lì un po’ di delusione comincia a far parte di me e ho iniziato a pensare di dover aspettare anni prima di fare un trapianto. Grazie a una persona a me vicina (amore mio) riesco ad avere la forza per andare avanti e, nel momento del bisogno, ecco che un’anima gentile e coraggiosa si offre per donarmi un rene: è una zia acquisita ma che per me è una seconda mamma. Il responso? Idonea, si può procedere al trapianto. Siamo arrivati al giorno che aspettavamo. Ora spero che le cose vadano bene per tutti e due e che io possa ricominciare una nuova vita. Ringrazio tutti quelli che mi sono stati vicini e in particolare i medici che mi hanno seguito. Tornerò più forte di prima».