Pazienti svegli in sala operatoria

20 Marzo 2015

Medici a lezione al San Salvatore dove si eseguono interventi chirurgici complessi in anestesia locale

L’AQUILA. Interventi chirurgici molto complessi a paziente sveglio, cioè senza anestesia totale, grazie a una recentissima tecnica per la quale L’Aquila fa scuola ad anestesisti di tutta Italia. Al San Salvatore questa recentissima tecnica anestesiologica, attualmente appannaggio di non più di 4-5 ospedali italiani, è stata introdotta gradualmente da un paio d’anni. È una tecnica complessa, che, valendosi della visione degli ultrasuoni, consente di raggiungere con estrema precisione il punto preciso dove posizionare il farmaco anestetico, ottenendo anestesie locali estremamente precise. Si tratta di una tecnica la cui esecuzione richiede una notevole esperienza e un lungo apprendistato.

Il reparto di anestesia del San Salvatore, diretto da Tullio Pozone, è da tempo diventato meta di professionisti della specialità da tutta Italia: Torino, Milano, Roma e Palermo, solo per citare le località più importanti. I corsi di formazione, iniziati due anni fa e destinati al personale dalla Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila, hanno varcato subito i confini dell’Abruzzo. Basti pensare che sono 130 gli anestesisti, provenienti da altre realtà, che hanno frequentato le lezioni tenute al San Salvatore. Lo specialista a cui l’ospedale aquilano deve tanta considerazione è Pierfrancesco Fusco e fa parte dell’équipe del servizio anestesia del presidio del capoluogo regionale. Fusco è stato tra i primi in Italia a studiare, perfezionare e praticare la nuova tecnica che consente, evitando l’anestesia totale, di annullare la sofferenza del paziente e di mantenerlo cosciente anche durante interventi molto difficili e rischiosi. Infatti, nella quasi totalità degli ospedali italiani, operazioni con elevato coefficiente di difficoltà come l’asportazione di neoplasie al seno, operazioni al torace o, in senso più ampio, di chirurgia generale, vengono compiute «addormentando» in toto il paziente. Il punto di forza della recentissima procedura è costituito dalla capacità del professionista, acquisita dopo un severo tirocinio, di somministrare con estrema precisione il farmaco sul nervo da anestetizzare, in modo da interrompere temporaneamente la trasmissione dello stimolo del dolore. «Ormai», dice Pozone, «sono gli stessi pazienti che ci chiedono di adottare, ove possibile, tale metodica. Il nostro intento è diffondere la nuova modalità tra il personale medico della nostra azienda, obiettivo per il quale teniamo da tempo specifici corsi di formazione».

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