Pecci e la Crippa “giganti” in scena al Teatro dei Marsi

L’attore è Amleto: il personaggio di Shakespeare è come l’uomo di oggi La protagonista femminile: Gertrude è complessa e ha grande presenza scenica
AVEZZANO. «Amleto è l’uomo di oggi, con tutti i suoi tormenti e con addosso l’ombra della coscienza. Quando lo lessi la prima volta, a 17 anni, capii che parlava anche di me».
Così Daniele Pecci descrive il suo Amleto, fornendoci una personale chiave di lettura di un dramma senza tempo. Per celebrare i 400 anni dalla morte del grande drammaturgo inglese William Shakespeare, mercoledì 13 dicembre al Teatro dei Marsi, l’attore romano ha debuttato in veste di regista, trascrittore e attore, affiancato da una raffinatissima e intensa Gertrude, interpretata magistralmente da Maddalena Crippa.
Nel pomeriggio l’Ufficio del Teatro ha organizzato un incontro con gli attori, che noi del Liceo Torlonia abbiamo voluto conoscere più da vicino. La scrittrice Roberta Di Pascasio ha introdotto al pubblico l’opera, e l’avvocato Giampiero Nicoli ha intrattenuto una conversazione con gli attori.
Pecci, parlando del testo, il suo adattamento è una semplice riduzione?
«Ho cercato di conservare il più possibile l’essenza dell’Amleto. Ho spogliato il testo della sua aura barocca, affinché la parola arrivasse diretta, senza ostacoli, al pubblico».
Qual è la sua personale chiave di lettura del personaggio di Amleto?
«Ogni attore che si approccia a questo personaggio deve entrare in contatto con la sua ironia: il sarcasmo è l’arma principale utilizzata da Amleto per poter essere crudele intelligentemente. Ho reso il personaggio più intellettuale di quanto non sia, e mi piaceva vederlo in giacca e cravatta, con gli occhiali e tutta la sua complessa fragilità. Per quanto riguarda il famoso monologo “Essere o non essere” mi sono concentrato non sul significato, ma sul modo: essere e affrontare la vita di tutti i giorni».
Signora Crippa, come ci descriverebbe Gertrude, madre di Amleto?
«Il personaggio della regina Gertrude è molto complesso: poche sono le battute ma fondamentale è la sua presenza scenica: tutto ciò lascia spazio a molteplici interpretazioni della sua figura. È una donna misteriosa e combattuta e per questo risulta essere più moderna».
È un personaggio distante da lei?
«Io non scelgo un personaggio perché è vicino o lontano da me. Io servo il personaggio. Non sono una conoscitrice esperta delle varie interpretazioni di Gertrude perché amo avere un rapporto indipendente con il personaggio».
Pecci, tra le opere teatrali da lei interpretato troviamo “La Medea”, “L’Edipo re” e ora “L’Amleto”: il richiamo alla classicità è molto forte, come mai questa scelta?
«Ogni attore, secondo me, deve necessariamente confrontarsi con i testi classici perché quello fu ed è il teatro più grande; e i personaggi del mondo classico rappresentano i mattoncini su cui costruire la propria carriera, perché costituiscono la base emozionale dell’attore».
Qual è, secondo voi, il messaggio o i messaggi dell’opera che devono essere trasmessi al giorno d’oggi?
Pecci: «Non credo che il teatro nasca per mandare messaggi. Col passare degli anni ho capito che in fondo il teatro è uno specchio nello specchio, che riflette il nostro mondo e ne restituisce l’immagine».
Crippa: «Nel teatro ho trovato la ricchezza dell’esperienza umana. Credo che sia la forma migliore in cui tutti noi possiamo ritrovarci: è qualcosa di puramente ed eternamente vivo, che per me è indistruttibile».
Domenica Stornelli, Arianna Serafini, Martina Santomaggio, Giorgia Agostini, Annalinda Di Cosimo, Beatrice D’Amico, Alessia Rauso, Chiara Ruscitti
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