Pedinamenti, foto e riprese video: 54 ore di assenza dal posto di lavoro

Ecco le accuse mosse al vicesindaco Roberto Giovagnorio, ora in pensione dalla Soprintendenza Le indagini sono scattate dopo il coinvolgimento di un altro dipendente. A febbraio udienza in tribunale
TAGLIACOZZO. Pedinamenti, foto e rilievi attraverso le telecamere posizionate sopra all’ingresso del chiostro di San Francesco dove si trova l’ufficio della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Province dell’Aquila e Teramo. Così i carabinieri sono riusciti a raccogliere gli elementi necessari per formulare l’accusa di assenteismo dal luogo di lavoro nei confronti di Roberto Giovagnorio.
Il dipendente della Soprintendenza, attualmente in pensione, è stato accusato di aver «indotto in errore i dipendenti dell’ufficio preposti al conteggio (anche tramite sistemi automatizzati) delle ore di lavoro svolte e alla corresponsione delle retribuzioni, con artifici e raggiri».
Giovagnorio, che ricopre anche il ruolo di vicesindaco nel Comune di Tagliacozzo (ente estraneo alla vicenda), secondo l’accusa si è «allontanato in più occasioni dall’ufficio dove prestava servizio per svolgere attività estranee alle sue mansioni, durante l’orario di lavoro attestato tramite timbratura con badge, ottenendo così indebitamente una retribuzione pari a 822,44 euro».
Gli vengono contestate in totale 54 ore e 14 minuti – che equivalgono appunto a 822,44 euro – di assenza. Secondo la Procura, Giovagnorio ha attestato falsamente, cioè tramite le mancate timbrature, l’uscita dal posto di lavoro. Accuse tutte da dimostrare. Documentate, secondo quanto emerso, dal materiale raccolto dalle forze dell’ordine tramite l'acquisizione dei video delle telecamere posizionate sopra al portone d’ingresso del chiostro di San Francesco dove si trova la sede distaccata della Soprintendenza.
L’inchiesta, che era stata diretta dal sostituto procuratore Elisabetta Labanti (ora a Teramo), è scattata dopo che un altro dipendente dell’ufficio di Tagliacozzo della Soprintendenza archeologia, belle arti e paesaggio delle Province dell’Aquila e Teramo venne indagato per assenteismo dal luogo di lavoro. Da lì partirono i pedinamenti, le foto e l’acquisizione dei video che poi hanno portato il pubblico ministero a chiedere il rinvio a giudizio davanti al tribunale di Avezzano per Giovagnorio. La prima udienza doveva svolgersi venerdì in tribunale di Avezzano, davanti al gup, ma è saltata a causa di un difetto di notifica. La prossima udienza è già stata fissata per il 16 febbraio 2024.
L’avvocato dell’accusato, Gianluca Presutti, per ora ha preferito non esprimersi in merito all’accaduto.
«Per il momento stiamo verificando la situazione», ha commentato il legale, «verificheremo tutti i giorni e tutti gli orari che vengono contestati dalla Procura al mio assistito e poi decideremo come comportarci». (e.b.)
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