Pellegrinaggio nei negozi per le vittime del Velino

26 Febbraio 2021

Sono le attività gestite dalle famiglie, rimaste chiuse dal giorno della valanga Messaggi, fiori, cuori e lumi: «Siete davvero in alto, noi tutti qui vicino a voi»

AVEZZANO. In una città colpita al cuore, ancora incredula e frastornata dalla tragedia del Monte Velino, in tanti continuano a portare un messaggio, un fiore e un lume in quelli che sono diventati tre luoghi del dolore. La saracinesca dell’alimentari dello stimato Mauro Frabotta, a piazza Cavour, è ancora abbassata. Sulla vetrina campeggia uno striscione “Ciao Toro”. È così che gli amici più cari chiamavano Gian Mauro. Il brillante ingegnere dell’Eni a Milano che aveva approfittato dello smart working per tornare nella sua casa di Avezzano e stare accanto agli adorati genitori Mauro e Maddalena Stasio, maestra delle elementari a Capistrello. Gian Mauro, 31 anni, era il loro unico figlio, la luce dei loro occhi. Poco lontano, anche in via Marconi, si respira un’aria di profonda tristezza. Al civico 14 c’è Degni sport, il negozio di abbigliamento da montagna gestito da Memmo e Tonina Garbuglia dove Gianmarco, 26enne, aveva iniziato a lavorare dopo il diploma. Chi più di lui, che amava le passeggiate in montagna, poteva consigliare meglio i tanti affezionati clienti. È sui banchi del liceo scientifico che Gianmarco e Valeria Mella (25) si erano conosciuti e innamorati. I due fidanzati condividevano una sfrenata passione per la montagna, ne sono testimonianza la miriade di fotografie che la coppia aveva postato sui social e che li ritraevano insieme, belli e felici, dopo aver conquistato la vetta. Poco più avanti, all’angolo tra via Marconi e via XXIV Maggio, c’è la coltelleria di Tonino Durante, 56 anni. Sulla serranda abbassata, che forse non si alzerà più, gli amici continuano a lasciare dei messaggi per quest’uomo buono e affabile che sorrideva alla vita. Tonino aveva ereditato la storica attività del padre. Il suo negozio era anche un luogo di ritrovo per gli appassionati di escursionismo e ciclismo. È qui che spesso il venerdì sera si decideva quale sarebbe stato l’itinerario del sabato pomeriggio e della domenica successivi. Sulla soglia di marmo della coltelleria, così come davanti ai negozi Degni e Frabotta, continua il pellegrinaggio degli amici e dei conoscenti di questi quattro escursionisti, le cui vite resteranno per sempre unite in uno stesso, crudele destino. Era il 24 gennaio, una data che nessuno potrà dimenticare, quando il gruppo di amici si è avventurato dentro Valle Majelama senza fare più ritorno. Sul loro cammino si è abbattuta una grossa valanga che ha spezzato per sempre la loro esistenza. Tonino, Gian Mauro, Gianmarco e Valeria sono rimasti dispersi per 28 interminabili e indimenticabili giorni. Al campo base di Forme il tempo era scandito dalle pale degli elicotteri che trasportavano i soccorritori in quota, mentre speranza e angoscia echeggiavano negli occhi di chi a valle non smetteva di guardare neanche un momento verso quella valle innevata, maestosa e insidiosa allo stesso tempo. «Sulle cime più alte ci si rende conto che la neve, il cielo e l’oro hanno lo stesso valore. Ora siete davvero in alto, godetevi il panorama da lassù. Noi siamo tutti qui vicino a voi», è il messaggio scritto dentro un cuore rosso. Uno dei tanti.
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