«Pensione da fame dopo 45 anni nei campi»

12 Maggio 2022

L’agricoltore De Vincentis percepisce 530 euro al mese: «Somma indecorosa per una categoria nobile»

SAN BENEDETTO DEI MARSI. Dopo una vita di lavoro nei campi va in pensione con 530 euro al mese. È quanto accaduto a Giammarco De Vincentis, ideatore di Radicchio.it e tra gli imprenditori agricoltori più innovativi e conosciuti del Fucino. «Facciamo parte di una categoria che ha un nome nobile», afferma l’imprenditore di San Benedetto dei Marsi, «ma una pensione indecorosa». Un pensionamento che arriva dopo 45 anni di lavoro sui campi e dopo aver fondato uno dei marchi più prestigiosi che hanno permesso alla carota Igp e al radicchio del Fucino di conquistare i mercati di tutto il mondo. «Siamo tra l’incudine e il martello», spiega De Vincentis, «facciamo degli investimenti non garantiti e troppo spesso ci ritroviamo a giocare a nascondino con le banche. Tutto ruota intorno a noi: rischio, investimenti e crisi di mercato. Paghiamo decine di migliaia di euro all’anno per versare i contributi agli operai che lavorano con noi e troppo spesso per colpa di chi vive di truffe ci fanno sentire ladri. Ci sono annate, poi, in cui si raccoglie poco per via del clima, altre nelle quali siamo invasi dai prodotti che vengono dall’estero. Siamo poi tra i più controllati, giustamente, ma nessuno va a caccia invece di quella merce che arriva dall’estero, oppure dei trasformatori, che spesso sulle etichette scrivono quel che vogliono». E De Vincentis racconta dei rischi che corre l’imprenditore agricolo. «Noi abbiamo avuto la fortuna di guidare un’azienda sana e non abbiamo fatto il passo più lungo della gamba, ma alla fine abbiamo dovuto chiudere, cancellando in un attimo un marchio che aveva conquistato mercati e buon intenditori. La Orto.be.mar. con www.radicchio.it e www.lacarotadelfucino.it ha dato visibilità alla nostra terra che ha tutte le caratteristiche per produrre carote e patate Igp e tanti altri prodotti di qualità. I giovani non possono permettersi di investire su un lavoro dove serve molta esperienza. Lo Stato cerca di avvicinarli con contributi che vanno a vantaggio più di chi costruisce attrezzi agricoli, macchinari e capannoni, che degli imprenditori agricoli, ma i rischi sono solo i nostri». Infine De Vincentis evidenzia tutte le contraddizioni legate al mondo dei prezzi. «Ci pagano il prodotto con cifre irrisorie», racconta, «poi sui mercati il consumatore trova prezzi inaccessibili». Infine l’appello ai consumatori: «Cercate di non addossare la colpa a chi produce, a chi lavora la terra con le mani. Facciamo un lavoro onesto che dà da mangiare a tutti. Altrimenti tutti sarebbero costretti a tornare a coltivare l’orticello, ad allevare galline per avere uova fresche e a riattivare qualche vigneto abbandonato per un buon bicchiere di vino a tavola. E forse», conclude, «non sarebbe una cattiva cosa». (p.g.)
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