Per l’ex aeroporto di Bagno battaglia sui terreni contesi

Fin dal 1945 è documentata la mobilitazione di agricoltori ed ex proprietari Mai effettuata la bonifica di una discarica abusiva situata all’interno dell’area
L’AQUILA. Gli agricoltori ed ex proprietari dei terreni (quasi 50 ettari) dell’ex aeroporto di Bagno, sin dal 1945 (anzi l’interlocuzione con le autorità iniziò fin dal secondo semestre 1944; L’Aquila era stata liberata il 13 giugno di quell’anno) appena finita la Seconda Guerra mondiale tentarono di reimpossessarsi dei loro beni espropriati. Sembrava una cosa quasi scontata. Ma in realtà non fu così.
la storia
Dalle carte conservate all’Archivio di Stato emerge un intreccio di situazioni che ha quasi dell’incredibile. La Seconda Guerra mondiale lascia una lunga scia di morte, dolore e macerie. Eppure sembra che gli apparati burocratici continuino a “lavorare” come se nulla fosse accaduto, in un equilibrio fra continuità e cambiamento che finisce quasi sempre per penalizzare i cittadini. Nel 1942, un anno prima della caduta del Regime fascista e in pieno conflitto viene costituita una “Società fra agricoltori per lo sfalcio erbe e pascoli dell’aeroporto di Bagno”. Nello Statuto c’è l’elenco di tutti gli ex proprietari dei terreni (anche se solo quelli che hanno bestiame) su cui era nato l’aeroporto. Nel documento si disciplina nel dettaglio cosa possono e cosa non possono fare gli allevatori. L’impressione è che con la scusa di “curare l’incremento dell’allevamento del bestiame” si sia trovato il modo di far fare gratis ai cittadini di Bagno, espropriati anni prima, i lavori di manutenzione. Tra l’altro, a carico dei soci è previsto un canone annuo per le spese “di erpicatura, concimazione e acquisto attrezzi”. L’atto è del 6 gennaio 1942. In realtà non si sa se questo Consorzio abbia o meno operato, al massimo può averlo fatto per un anno o poco più. A metà settembre 1943 arrivarono i tedeschi che occuparono l’area fino alla liberazione dell’Aquila, nel giugno 1944. Stupisce anche il fatto che a cavallo fra il periodo della guerra, la fine del conflitto e la nascita della Repubblica, c’è tutto un carteggio su quale nome dare all’aeroporto (nome che ufficialmente non verrà mai dato), sulla necessità di ampliarlo espropriando altre terre, su come riconvertirlo facendoci insediare società di vario tipo, sulla possibilità (dopo la Liberazione) di lasciare una striscia di 200 metri di larghezza e della lunghezza utile a consentire decolli e atterraggi. A fronte di questo “lavorìo” burocratico gli agricoltori-allevatori di Bagno spingono per riavere “legalmente” le loro terre. Ma la doccia fredda arriva subito. Secondo il ministero della Difesa (non quello fascista, ma quello della nuova Italia) i terreni sono di proprietà del Demanio militare in quanto espropriati regolarmente negli anni Trenta e a sfavore dei cittadini di Bagno pesa un parere della Corte dei Conti. Si cerca un’alternativa e rispunta la Società (o cooperativa) fra agricoltori che avrebbe dovuto prendere in affitto i terreni. Ma dopo un tira e molla con lettere e carte varie – che fanno il giro fra prefettura, Comune, ministero della Difesa – non se ne fa nulla e quei terreni diventano a mano a mano come lo sono oggi: terra di nessuno. I vecchi proprietari non avevano più nessun diritto e i terreni cominciarono a essere coltivati dal primo a cui veniva in mente di occuparli. In anni più recenti una vasta area diventerà discarica dove c’è di tutto e di più.
BATTAGLIA LEGALE
A Bagno, però, i proprietari originari e i loro eredi non hanno mai rinunciato a riavere quei terreni. La battaglia legale è andata avanti per decenni e se ne trovano tracce in un articolo del Centro del 1990 dove si legge: «È giunta sul tavolo del prefetto Massimo Pistilli la polemica sulla proprietà della piana di Bagno. Il rappresentante del governo ha ricevuto una delegazione di proprietari guidata da Tonino De Paolis. I proprietari contestano la sentenza di reintegro di decine di ettari di terreno al dicastero della Difesa emessa dal tribunale dell’Aquila e divenuta esecutiva. Una sentenza che di fatto convalida l’esproprio formalizzato nel 1942 (l’occupazione d’urgenza risale però a un periodo fra il 1936 il 1937, ndr) per fare un campo di aviazione». La decisione del 1990 metteva quindi fine “a una vertenza legale durata quasi 40 anni” risolta in favore del ministero della Difesa. Dunque quei terreni sono sempre rimasti proprietà del ministero della Difesa che non li ha mai utilizzati lasciandoli in una situazione di palese “anarchia”. Poi, dopo il terremoto del 2009, come ricorda Tonino De Paolis che non ha mai smesso di interessarsi alla vicenda, il Demanio militare “passa” i 45 ettari al Comune. Non sono mancate in questi anni proposte per farci ad esempio (su una piccola porzione) un parco con annesse strutture che possono essere ricostruite sui ruderi dell’ex aeroporto (le tracce sono ancora ben visibili) per ospitare reperti d’epoca e una mostra sull’ex aeroporto. Nulla però è accaduto. L’unica cosa concreta (si fa per dire) è una delibera di giunta comunale del dicembre 2013 con la quale venne approvato “un progetto per la bonifica e il ripristino ambientale di una discarica non autorizzata nella zona di Bagno, in prossimità del cosiddetto ex aeroporto. Il costo complessivo è di 230mila euro”. Una volta bonificata l’area l’idea era di insediarci gli orti urbani (concedere un pezzo di terra a chi vuol farsi l’orto per autoconsumo, l’area è irrigabile). In concreto non è accaduto nulla e la discarica coperta da rovi e arbusti è ancora lì a fianco a una stradina sterrata sulla quale si passa – con l’auto – a fatica.
Il RICORDO
Non molti anni fa Gabriele Nardis, che è stato anche presidente dell’amministrazione dell’uso civico di Bagno e che conosce bene la storia dell’ex aeroporto, in una lettera al Centro ricordava: «Con l’occupazione d’urgenza dei terreni e la loro espropriazione furono gettati nella miseria la maggior parte dei contadini di Bagno, che, per sopravvivere, furono costretti a dissodare i terreni in alta montagna. Alcuni cittadini di Civita – l’antica Forcona romana – per contro, per arrotondare i loro magri introiti, derivanti dalla coltivazione della terra, non trovarono di meglio che saccheggiare i reperti archeologici esistenti nel sottosuolo delle loro proprietà per venderli come materiale da costruzione all’impresa che stava realizzando l’aeroporto. Naturalmente non si può ritenerli colpevoli di alcunché, poiché quella era la cultura dominante e tanto era il bisogno».
Il ROMANZO
L’ex aeroporto di Bagno è al centro di un romanzo che sta per essere pubblicato. Ne è autore lo scrittore, storico, critico letterario Gianfranco Giustizieri. Giustizieri in quell’aeroporto fa iniziare la storia di un uomo, protagonista “dimenticato” degli anni che vanno dall’armistizio del 1943 alla nascita della Repubblica. Nel romanzo personaggi reali si alternano a soggetti immaginati, storie documentate s’intrecciano con le fantasie dell’autore, fatti accaduti nascono e muoiono, i luoghi si aprono per fare da scenografia alla narrazione. È una storia vera che ha per fonte un carteggio trovato di recente in una vecchia valigia.
OGGI
Su quei 45 ettari pubblici oggi si potrebbero fare molti progetti: orti urbani, parco, strutture museali, coltivazioni di nicchia, concessioni di terre a giovani agricoltori. Tutto, magari, da ricollegare turisticamente con l’antica Forcona e la maestosa cattedrale oggi ridotta a rudere. Si potrebbero fare, ma siamo sempre nel campo delle pie speranze. (2-fine)
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