Per le maxi-bollette un comitato chiede rate fino a 100 euro

Proposta la dilazione anche per il periodo 2018-2021 ancora non contabilizzato. Esposto per i canoni sociali
L’AQUILA. Rate da 50 a 100 euro al mese per far fronte alle maxi-bollette relative al pagamento delle forniture di gas erogate tra il 2013 e il 2014 arrivate in questi giorni nella cassetta della posta di migliaia di abitanti del Progetto Case. È la proposta del coordinamento Erp (Edilizia residenziale pubblica), guidato da Antonio Perrotti, che ha anche inviato un esposto alla Procura della Repubblica e alla Corte dei Conti contro la mancata applicazione dei canoni sociali agli ex affittuari Ater trasferiti nelle Case.
LE PROPOSTE. Per quanto riguarda le maxi-bollette, il coordinamento chiede al Comune di verificare le cause dei disguidi sulle bollette pervenute tardi o non pervenute agli affittuari delle Case e di rateizzare le somme richieste in mensilità da 50 a 100 euro al mese. La stessa logica dovrebbe essere utilizzata, secondo Erp, per i consumi non ancora arrivati in bolletta relativi agli anni 2018, 2019, 2020 e 2021. Il comitato, inoltre chiede di inviare per tempo le future bollette e di avere accesso alle convocazioni fatte per la manutenzione del Piano Case. Si ritiene inoltre opportuno sottrarre dalle cifre notificate i consumi dovuti a tutti gli appartamenti disabitati ed efficientare l’impiantistica del Progetto Case approfittando del super bonus.
L’ESPOSTO. All’indomani dell’arrivo di solleciti, il coordinamento ha anche avviato un esposto a nome degli ex residenti Ater che reputano di «essere stati oggetto di una vera e propria sperequazione economico/sociale, in quanto, trasferiti dopo il sisma al Progetto Case, si sono visti applicare prima dalla Protezione civile un più contenuto canone di 2,6 euro al metro quadro, poi dal 2015, in ossequio alla delibera della giunta comunale un più oneroso e pesante canone». Questa situazione “vessatoria si è consolidata nel silenzio dei rappresentanti dell’Ater e dei dirigenti della Regione», dicono i firmatari, che sottolineano: «A seguito del sisma del 2016 agli affittuari Ater della Provincia di Teramo sono stati naturalmente e automaticamente applicati i canoni sociali regionali, mentre nel cratere aquilano gli affittuari sono stati allontanati dalla città e dai posti di lavoro con un maggior costo individuale per il trasporto di almeno 150 euro al mese e il canone mensile per loro è stato quintuplicato con evidenti danni per tutti i nuclei familiari». Per questo motivo, nell’esposto vengono denunciati «il mancato coinvolgimento e la mancata intesa con gli stessi affittuari da parte del Comune, il mancato rispetto della legge regionale, le omissioni degli organi di controllo (Regione, Ater, Ufficio per la ricostruzione, ministero), la sperequazione che è stata fatta e viene ancora perpetrata nei confronti degli affittuari a suo tempo irresponsabilmente abbandonati a se stessi e oggi sottoposti all’illegittima ulteriore vessazione dei solleciti per il totale dei canoni non pagati e per il conguaglio dei consumi».
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