Percorre 870 chilometri in bici per dire stop ai femminicidi

22 Novembre 2021

L’AQUILA. Oltre 870 chilometri in bici, da Portogruaro (Venezia) a Roma. Questo il tragitto che la ciclista amatoriale Orietta Casolin percorrerà dal 14 al 25 novembre prossimo, per ricordare le...

L’AQUILA. Oltre 870 chilometri in bici, da Portogruaro (Venezia) a Roma. Questo il tragitto che la ciclista amatoriale Orietta Casolin percorrerà dal 14 al 25 novembre prossimo, per ricordare le vittime di femminicidio. Il percorso di sensibilizzazione in favore delle donne ha fatto tappa ieri all’Aquila. Ad accogliere l'atleta, nella sede di Confindustria, la presidente dei giovani imprenditori Laura Tinari, il direttore di Confindustria, Francesco De Bartolomeis e l’assessore comunale Maria Luisa Ianni. Le città coinvolte nell’iniziativa denominata “Una corsa per un'amica” sono Ferrara, Ravenna, Cesena, Pesaro, L’Aquila e Roma. Casolin concluderà il tour a Roma, dove farà tappa nella sede nazionale di Confindustria e parteciperà all’udienza generale del Papa. «Il ruolo sociale dello sport è un valore per tutto il nostro Paese», ha dichiarato Tinari, «il fatto che questo messaggio di sensibilizzazione viaggi sulle ruote di una bicicletta ne è la dimostrazione. La violenza ha tante forme: “Una corsa per un’amica” vuole ricordarle tutte, ma avendo tra i promotori Confindustria intende porre contemporaneamente l’attenzione su quella economica, forse meno visibile delle altre, ma comunque esistente e diffusa, soprattutto in ambiente domestico». «Vogliamo far capire alle vittime che non sono sole. Il Comune dell’Aquila, nella lotta alla violenza fisica e psicologica contro le donne, è e resterà in prima linea», ha detto l’assessore Ianni. «Questa iniziativa è nata passando, in sella a una bicicletta, per i Comuni che portano i simboli della lotta contro la violenza di genere», le parole di Casolin, «la mia impresa sportiva vuole essere un messaggio di vicinanza alle donne che subiscono soprusi, sia psicologici che fisici. Intende incoraggiarle a rivolgersi alle forze dell’ordine e ai centri appositi».
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