Perde la vita dopo l’operazione: maxi risarcimento per i familiari

Il 49enne della Valle Roveto fu sottoposto a un intervento nel 2016, morì il giorno dopo le dimissioni Così il giudice: con una diagnosi precoce il paziente avrebbe avuto il 90% di possibilità di sopravvivere
AVEZZANO. Oltre 800mila euro a titolo di risarcimento danno per responsabilità professionale. Tanto dovrà pagare la Asl Avezzano-Sulmona-L’Aquila agli eredi di un 49enne della Valle Roveto, M.C., morto per arresto cardiaco dopo essere stato dimesso dall’ospedale in seguito a un intervento chirurgico al setto nasale. Lo ha stabilito il giudice del tribunale di Avezzano, Caterina Lauro. L’uomo lasciò la moglie e due figli.
Oltre alla condotta dei medici dell’ospedale di Avezzano che lo ebbero in cura, i familiari, assistiti dall’avvocato Berardino Terra, avevano sporto denuncia chiamando in causa anche la guardia medica, dipendente della stessa azienda sanitaria, che era intervenuta a casa la sera dopo le dimissioni. Era il 10 ottobre del 2016 quando la vittima era stata ricoverata «all’ospedale di Avezzano per sottoporsi a un intervento di settoplastica funzionale. Al momento del ricovero», è quanto riportato nella sentenza, «era in buone condizioni di salute, ma con multipli fattori di rischio per lo sviluppo di coronaropatia». Il giorno successivo all’intervento era stato dimesso. «Dal diario infermieristico si ricava che aveva la febbre». Le sue condizioni sono peggiorate la sera del 13 ottobre: «lamentava un formicolio al braccio destro e poi sinistro e un bruciore al petto. È stata chiamata la guardia medica che ha raggiunto l’abitazione» del 49enne somministrando «farmaci di prima linea nel sospetto infarto miocardico acuto. In seguito, invitato a deambulare, si è accasciato al suolo ed è iniziata la rianimazione». È stata allertato «il 118 per richiedere l’intervento di un’ambulanza dell’ospedale di Avezzano che è giunta poco dopo con equipe composta da medico, infermiere e autista che hanno praticato un ulteriore ciclo di rianimazione cardiopolmonare senza però riuscire a ottenere il recupero della circolazione. Il decesso per infarto del miocardio è stato dichiarato alle 22.30».
«Una diagnosi precoce», scrive il giudice nella sentenza, «che non solo era possibile, ma anche non particolarmente complessa, e un intervento più tempestivo avrebbe consentito al paziente di avere oltre il 90% di probabilità di sopravvivere all’evento acuto». Tuttavia pur ritenendo la condotta professionale della guardia medica non conforme alle linee guida, il giudice ha ritenuto responsabili i soli medici dell’ospedale di Avezzano condannando la Asl a un risarcimento di 843mila euro.
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