Perdonanza, luci e ombre di un evento che non decolla

29 Agosto 2015

Nota positiva: il corteo dopo anni finalmente puntuale Poche migliaia di persone alla messa e tenute pure lontano

L’AQUILA. La Perdonanza 2015 è paragonabile all’economia italiana 2015: tutti parlano di ripresina ma nessuno la vede ancora. Certo sarebbe facile da dietro una scrivania sparare a zero contro una manifestazione che da anni è allo stato di encefalogramma piatto e considerata in Italia poco più che una festa di paese. Quest’anno il Comune ha dovuto fare i conti con un budget risicatissimo e ha fatto il possibile per dare dignità a un evento che da sette anni è schiacciato fra il dramma del terremoto e una scarsa capacità di valorizzare quel turismo religioso che a detta di alcuni potrebbe essere la panacea di tutti i mali. Eppure almeno una cosa positiva quest’anno c’è stata. Per la prima volta dal 1983, anno della prima Perdonanza moderna, il corteo è partito all’ora stabilita ed è arrivato all’ora stabilita. Un piccolo miracolo che basterebbe per fare i complimenti all’organizzazione. Purtroppo come al solito dentro al corteo è stato messo di tutto in base all’assunto che – in una città oggi più provinciale di ieri – se sei aquilano e conti qualcosa devi stare dentro al corteo, se no non sei nessuno. Per cui si sono viste presenze improbabili e si è saputo che è stata negata la partecipazione – che voleva essere silenziosa e corretta – al comitato No biomasse, alla faccia dell’enciclica di papa Francesco nella quale si auspica una difesa “radicale” dell’ambiente che Dio ha donato agli uomini. Forse è stata la paura di nuovi disordini a frenare gli organizzatori (in giro c’erano molti agenti delle forze dell’ordine pronti a entrare in azione i memori di quanto accaduto durante la visita fantasma di Renzi). La cosa che ha colpito è stata anche la teca con le spoglie mortali di Celestino V che a un primo sguardo sembrava lo stand di una sagra di paese con al posto della cassa la cassettina delle offerte. Altro dato significativo, ma in negativo, la gente. Oggi forse dal Comune verranno sparati numeri da stadio di calcio. In realtà, ci sono state poche migliaia di persone tra l’altro tenute rigorosamente a distanza dietro le transenne anche durante la messa sempre per sottolineare la differenza di lignaggio fra chi stava davanti e il popolo bue costretto a intravedere tutto da lontano. E chi era ieri a Collemaggio non ha visto nemmeno l’apertura della porta Santa per motivi logistici, ma anche perché nessuno ha pensato a un maxischermo (in sostanza ha visto tutto e meglio chi è rimasto a casa a guardare la Tv). Per il resto è stata una settimana piena di tante cose, molte assolutamente superflue e con alcune eccellenze che si sono perse nel magma degli avvenimenti. E per di più tutto messo a triturare fra le polemiche per Renzi e le ennesime dimissioni annunciate del sindaco. In una città in cui serpeggia l’egoismo più sfrenato e la corsa a chi è più furbo, Celestino V ai suoi tempi avrebbe trovato il modo per dare una sferzata decisiva per la pacificazione degli animi. Ma ieri riposava nella teca con la testa rivolta non verso la basilica o verso il popolo aquilano ma verso la boscaglia dell’ex ospedale di Collemaggio. Come se qualcuno avesse voluto lanciare un segnale: per come è oggi la città, caro Papa Santo, è meglio che ti giri dall’altra parte.

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