Perdonanza, Pd all’attacco: «L’Unesco potrebbe dire no»

25 Giugno 2018

Il caso della Dama della Bolla che il comitato vorrebbe abolire diventa politico Costanzi: «Niente soldi dal ministero, contraddizioni sul corteo da spiegare»

L’AQUILA. Dama sì, dama no. Mentre la città si dibatte tra favorevoli e contrari all’abolizione di quella che finora è stata la figura-chiave, per mettere «ordine» al corteo, il Pd sgancia la bomba che trasforma il dibattito da un semplice palleggio estivo davanti al fuoco di San Giovanni in un vero e proprio caso politico. Prova ad andare “a dama” la responsabile cultura del Pd aquilano Fabiana Costanzi. Ecco la sua sentenza: «Le contraddizioni sul corteo potrebbero costare alla città l’esclusione da parte dell’Unesco».
NIENTE SOLDI. Costanzi si chiede: «L’amministrazione ha mentito al ministero e, forse, addirittura al Comitato Unesco?». Poi l’affondo: «Una cosa è certa: L’Aquila non è stata selezionata dal ministero tra le città meritevoli di contributo per la rievocazione storica del 2018 per motivi che l’amministrazione dovrebbe spiegare alla città, come dovrebbe diffondere il contenuto della relazione inviata all’Unesco sulla figura della Dama della Bolla, che se in aperta contraddizione con le ultime scelte del Comitato Perdonanza, potrebbe costare alla città addirittura l’esclusione».
L’ANTEFATTO. «È datata 15 gennaio 2018, dunque solo cinque mesi fa», racconta Costanzi, «la delibera di giunta comunale con la quale l’amministrazione targata Biondi richiedeva l’accesso – ex decreto ministeriale del 25 settembre 2017 – al Fondo nazionale per la rievocazione storica tramite l’approvazione della scheda progettuale relativa alla 724ª edizione della Perdonanza celestiniana. Nella suddetta scheda progettuale si fa esplicito riferimento a “dame e cavalieri in costume d’epoca, circa 2000 figuranti, in rappresentanza del gruppo storico del Comune dell’Aquila”, ma soprattutto vi è il diretto riferimento alle “figure principali del Corteo, la Dama della Bolla, che sfila con la pergamena, e il Giovin Signore, che reca in mano un ramo di ulivo con cui il Cardinale designato dalla Santa Sede batte per tre volte sulla Porta Santa della Basilica, ordinandone l’apertura ufficiale”. Non sono chiari, a questo punto», sostiene la responsabile cultura del Pd, «quali siano in realtà gli obiettivi di quest’amministrazione sulla rievocazione storica del Corteo della Bolla, visto che il nuovo decalogo, redatto addirittura dal sindaco in persona, inserisce, tra le incrostazioni pseudostoriche da eliminare, proprio la figura della Dama, affidando la pergamena a una dipendente comunale, tra le più meritevoli, che sfilerà però in abiti civili. Se per la richiesta di fondi per la Perdonanza 2018, fatta al ministero dei Beni culturali e del turismo, è stata allegata una relazione che comprende detta figura come quella di maggiore rilievo nel corteo», si chiede Costanzi, «sorge il ragionevole dubbio che anche la relazione fornita all’Unesco per la candidatura a bene immateriale dell’umanità, comprenda se non addirittura punti sulla figura della Dama quale personaggio centrale del corteo». Da qui l’accusa di aver «mentito».
ARIA DI DIETROFRONT. Fermo restando il «no» secco alla selezione «basata sull’aspetto estetico», la precisazione del sindaco, diffusa sabato sera attraverso il portavoce del comitato Perdonanza Massimo Alesii, smorza i toni e parla di «interpretazione alquanto restrittiva» del comma sul corteo e le «dissonanze». Sul caso della Dama e dell’astuccio sparisce la figura del bimbo meritevole di 5ª elementare e torna quella del «merito sociale di persone che si sono distinte nella comunità aquilana». Ma oltre alla meritoria dipendente comunale potrebbe essere anche scelta un’altra figura della pubblica amministrazione. Insomma, le linee guida delle linee guida.
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