Perquisite 19 ville e società dei rom: sequestrati telefoni, pc, soldi e auto

Impiegati militari di reparti speciali: blitz anche nell’abitazione con statue e torri che si ispirano a un castello Tutto parte dalla sparatoria davanti alla discoteca di via Cavour. Caccia ai complici che nascondono le armi
AVEZZANO. Il blitz scatta all’alba, con il coinvolgimento di 100 carabinieri, anche di reparti speciali, in una retata tra abitazioni e società che ha pochi precedenti ad Avezzano. Nel mirino diverse famiglie di etnia rom che potrebbero essere coinvolte nella sparatoria dello scorso agosto davanti a una discoteca. Numerosi i sequestri.
L’INDAGINE
Le perquisizioni hanno riguardato tre società e 19 persone, molte delle quali legate da rapporti di parentela. L’operazione ha visto il coinvolgimento del nucleo Cacciatori di Puglia dei carabinieri arrivato da Foggia, Cinofili, 8° Battaglione Lazio e personale esperto in indagini informatiche. Un’indagine relativa alla sparatoria avvenuta davanti alla discoteca The Ship, nel nucleo industriale di Avezzano, la notte tra il 19 e il 20 agosto scorsi. I militari sono andati alla ricerca delle armi utilizzate in quell’occasione; i testimoni avevano parlato di quattro pistole e almeno sei o sette colpi esplosi.
CHI SONO GLI INDAGATI
Nella sparatoria era rimasto ferito un addetto alla sicurezza, C.Z., 39 anni, di nazionalità albanese. Quattro gli indagati. Oltre a Claudio Morelli (48), detto Peppe, e suo figlio Manuel Morelli (26), noto anche come Manuel Spinelli, entrambi arrestati con le accuse di tentato omicidio aggravato, porto e detenzione abusiva di armi in concorso, sul registro degli indagati sono finiti anche Osvaldo Morelli (30) e Cesare Morelli (28). Secondo le accuse il primo ha colpito uno dei buttafuori albanesi al volto con il calcio della pistola, mentre il secondo «al fine di incutere pubblico timore, in presenza di più persone (clienti e persone in servizio nella discoteca The Ship), faceva esplodere un colpo di pistola». Dovranno rispondere, a vario titolo, di lesioni personali aggravate, esplosioni di colpi e porto di armi da fuoco. Gli indagati sono difesi dagli avvocati Massimo Mercurelli, Raffaele Mezzoni, Marco Scimia e Alessia Marchione.
PERQUISIZIONI E SEQUESTRI
In cerca delle pistole utilizzate la notte della sparatoria – finora non sarebbero state trovate – nel corso delle perquisizioni i militari hanno sequestrato una ventina tra cellulari e personal computer; un’auto; 8mila euro in contanti; piccoli quantitativi di droga (cocaina e marijuana) e i documenti relativi al noleggio e all’acquisto di una Mercedes e una Tesla utilizzate dagli indagati, secondo gli inquirenti, per raggiungere la discoteca.
Le perquisizioni hanno riguardato anche due ditte individuali riconducibili a due degli indagati, di cui una specializzata nel noleggio di auto e furgoni, e di una terza società titolare della Mercedes, amministrata dal nipote di uno degli indagati. Quanto alle persone coinvolte nelle perquisizioni e nei sequestri si tratta di parenti, ma anche di coloro che, secondo le accuse, facevano parte del gruppo che spalleggiava Claudio e Manuel Morelli ed erano presenti la notte della sparatoria «sebbene», scrivono gli inquirenti, «a loro carico non siano state raccolte prove sufficienti per un loro concorso nelle imputazioni» e che «possano aver aiutato gli indagati a occultare le pistole». Perquisite diverse abitazioni – appartamenti nel quartiere di Borgo Pineta e sontuose ville, alcune con statue e fattezze di un castello, nella zona di via Romana – ma anche locali, come garage e magazzini, riconducibili alle persone coinvolte nelle perquisizioni, terreni e la sede di una società riconducibile al nipote di uno degli indagati, cui sarebbe intestata la Mercedes.
L’INCHIESTA
L’operazione è stata disposta dalla Procura di Avezzano sulla scorta di quattro dettagliate informative dei carabinieri (del 21 e del 24 agosto, del 29 novembre e del 4 dicembre). Il pubblico ministero titolare dell’inchiesta è Luigi Sgambati, che coordina le indagini dei carabinieri, sotto la supervisione del procuratore capo Maurizio Maria Cerrato. Secondo chi indaga «sui computer e sui cellulari sequestrati potrebbero esserci messaggi ed e-mail utili all’accertamento dei fatti e dei soggetti responsabili. È probabile che prima e dopo l’incidente probatorio del 24 novembre scorso», sostengono gli inquirenti, «gli indagati abbiano parlato tra loro e con terzi delle vicende oggetto di accertamento, nonché di quanto emerso nel corso degli esami testimoniali».
COSA ERA ACCADUTO
Secondo le testimonianze dei presenti, davanti alla discoteca c’erano diverse persone in fila che attendevano di passare i controlli degli addetti alla vigilanza per poter entrare. Tra questi anche un gruppo formato da persone di etnia rom. Tra quest’ultimi e alcuni addetti alla sicurezza del locale sarebbe nato un diverbio al culmine del quale sarebbero spuntate delle pistole. Ancora ignoto il movente. Si ipotizza un regolamento di conti. Il 24 novembre scorso i tre albanesi hanno partecipato all’incidente probatorio durato oltre quattro ore. Al centro la ricostruzione di ciò che è accaduto quella notte attraverso le loro testimonianze.
L’ALTRO ARRESTO
Il 5 dicembre scorso uno dei buttafuori coinvolti nella vicenda, Jeton Abdulai (35), di origini macedoni e residente a Luco dei Marsi, è finito agli arresti perché trovato in possesso di una pistola illegale. L’arma è stata sequestrata.
«SACCHE DI ILLEGALITà»
«Abbiamo eseguito questo decreto di perquisizione», dichiara il colonello Nicola Mirante, a capo del comando provinciale dei carabinieri, «trovando degli elementi utili che verranno esaminati dalla Procura che coordina le indagini. Il Comitato provinciale che si è riunito qualche settimana fa proprio ad Avezzano ha cercato di stimolare questo tipo di attività finalizzate alla repressione di alcune sacche di illegalità che ancora troviamo nell'ambito di determinate aree come la Marsica e il Fucino».
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