Perseguita e spia la ex con le telecamere

L’indagato appartiene a una forza di polizia: non potrà avvicinarsi alla donna e neanche ai suoi figli
SULMONA. Prima durante la convivenza e poi anche dopo la separazione avrebbe continuato a molestare e a minacciare la sua ex moglie rendendole la vita impossibile. L’altro giorno, il gip Marta Sarnelli, su richiesta del legale della parte lesa, l’avvocato Teresa Nannarone, ha stabilito che l’indagato, appartenente a una forza di polizia, non potrà avvicinarsi alla sua ex e alle altre persone offese, figli inclusi, né comunicare in alcun modo con loro. L’inchiesta è partita circa un mese fa in seguito alla denuncia fatta dalla donna, la quale – anche dopo essersi separata dal marito – ha raccontato di esser stata costretta a subire i sui comportamenti molesti e minacciosi. I reati per i quali l’ex coniuge è indagato sono: maltrattamenti in famiglia, minacce, danneggiamento aggravato. In particolare nella sua denuncia la donna ha raccontato di ossessivi appostamenti del marito avvenuti nei week end quando l’uomo, tornava a Sulmona per presentarsi nei luoghi dove la sua ex si trovava in compagnia delle amiche. Sempre secondo l’accusa, pretendeva di condizionare ogni aspetto della vita della donna: gestione della casa e dei figli, dell’attività lavorativa e persino le frequentazioni e i rapporti con la famiglia d’origine. Quindi il danneggiamento dell’auto che aveva lasciato nel parcheggio di Santa Chiara.
L’uomo è accusato inoltre di aver installato una telecamera sul balcone dell’ex moglie per controllarne i movimenti, di aver acquisito i filmati della videocamera del negozio dove lavora la donna e di averla tempestata di telefonate. Condotte che con il passare del tempo si sarebbero intensificate in modo da ampliare l’efficacia intimidatoria nei confronti della donna e dei suoi familiari. Da qui la decisione del giudice di tenere a debita distanza l’indagato dalla sua ex. «Questo provvedimento ci costringe a registrare ancora una volta l’inferno in cui le donne sono costrette a vivere nonostante l’avvenuta separazione», afferma l’avvocato Nannarone, «e nonostante i tentativi di evitare conflitti per proteggere i figli. Ma registriamo anche la forza che dimostrano quando decidono di non sopportare più nel silenzio e nella paura». (c.l.)
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