Pescina, stop endoscopia Iulianella: così si chiude

PESCINA. Ex ospedale “Serafino Rinaldi” di Pescina svuotato sempre più di personale sanitario, funzioni e servizi, ultimo in ordine di tempo quello degli esami endoscopici. «Servizio fondamentale per...
PESCINA. Ex ospedale “Serafino Rinaldi” di Pescina svuotato sempre più di personale sanitario, funzioni e servizi, ultimo in ordine di tempo quello degli esami endoscopici. «Servizio fondamentale per contrastare la forte incidenza di patologie tumorali che, purtroppo», lancia l’allarme il sindaco Stefano Iulianella, «attanagliano sempre più la Marsica. Ebbene, da questo mese, nel presidio di Pescina non sarà più operativo, tant’è che le 600 prestazioni annue, insieme a quelle altrettanto numerose di Tagliacozzo, andranno a gravare sull’ospedale di Avezzano con conseguente allungamento delle liste d’attesa, già non in linea con gli standard di una sanità efficiente, con buona pace della prevenzione».
Endoscopia, ovviamente, è solo l’ultima «spoliazione del presidio», aggiunge Iulianella, che punta il dito contro la manager facente funzioni della Asl, Simonetta Santini, «sorda alle richieste di attivare un tavolo tecnico per fare il punto sulla situazione», e mettere nero su bianco il lungo elenco di tagli e chiusure, a partire dalla drastica riduzione di visite specialistiche; la chiusura degli ambulatori di senologia e per le visite vascolari con annesso Eco-doppler inattivi; l’apertura una sola volta al mese dell’ambulatorio Uva (invecchiamento precoce e morbo di Alzheimer). La spoliazione senza fine per il sindaco ha il sapore di un finale inaccettabile: «La chiusura. Non provvedere alla sostituzione di medici in pensione o trasferiti; non potenziare l’organico di infermieri, tecnici e operatori socio-sanitari costringendo gli effettivi a turni massacranti soprattutto nei periodi di ferie estive», sottolinea Iulianella, «ridurre drasticamente le ore delle prestazioni specialistiche; non sostituire le strumentazioni diagnostiche desuete, non mettere al centro di tutto il paziente, soprattutto quello che ha problemi nel raggiungere i centri di cura, lascia presagire decisioni pilatesche che non faranno bene alla sopravvivenza del nostro presidio e alla sanità intesa nel senso più nobile del termine come l’insieme delle condizioni di salute di una collettività poste sotto la tutela dello Stato. La salvaguardia delle esigenze di bilancio, seppur sacrosanta e giusta, va ricercata altrove e non nelle prestazioni già minime riservate a territori che di per sé vivono condizioni di disagio e di lontananza dai centri di cura».
In attesa di una pubblica risposta della dirigente Santini, Iulianella, che chiama in causa l’assessore regionale alla Sanità, Nicoletta Verì, e mette sul tavolo un interrogativo: «Un direttore generale reggente può operare nel pieno delle funzioni o deve garantire solo l’ordinaria amministrazione con poteri molto limitati come prevedono le norme che non consentirebbero la cancellazione di servizi sanitari finora garantiti?». (m.s.)
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