Petrilli, spiragli per il risarcimento

5 Ottobre 2019

Ha scontato 6 anni di carcere ingiustamente: la battaglia va avanti

L’AQUILA. Un segnale positivo, la risposta arrivata dalla presidenza del consiglio dei ministri all’aquilano Giulio Petrilli, che da anni si batte per avere giustizia in merito alla sua vicenda giudiziaria. Petrilli ha scontato 6 anni di carcere, con l’accusa di partecipazione a banda armata, per poi essere assolto. Lo scorso 29 settembre ha inoltrato al presidente del consiglio Giuseppe Conte, come prevede l'attuale legge sulla responsabilità civile dei magistrati, l’istanza di ricorso con la richiesta di un risarcimento per ingiusta detenzione di 10 milioni di euro. E ieri ha saputo che la documentazione sarà trasmessa al ministro della Giustizia: «Nella risposta», spiega Petrilli, «asseriscono che trasmetteranno il tutto al ministero della Giustizia, che è competente per la questione. Ma il segnale è quello che l'istanza ha una sua logicità ed è anche un tema importante, altrimenti l'ufficio di Consulenza giuridica e contenziosi della presidenza del consiglio l'avrebbe dichiarata inammissibile. Probabilmente», sottolinea Petrilli, «si sta riaprendo una possibilità per il diritto di avere un risarcimento per i sei anni di carcere ingiusto. Un diritto che deve essere garantito a tutti coloro che sono stati privati ingiustamente della libertà personale».
La vicenda di Petrilli risale al 1980, quando venne arrestato con l’accusa di partecipazione a banda armata (Prima Linea). Scontò cinque anni e otto mesi di carcere e venne rilasciato nel 1986, dopo l’assoluzione in giudizio d’appello del tribunale di Milano. Nel 1989 ha avuto l’assoluzione anche dalla Cassazione. Attualmente fa parte del Comitato per il diritto al risarcimento per ingiusta detenzione a tutti gli assolti. (r.s.)
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