Petrocchi: «L’Aquila deve diventare scuola di incontro, confronto e riconciliazione»

«L’umiltà evangelica: madre della misericordia e custode della comunione». Questo il tema dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo, cardinale Giuseppe Petrocchi, alla messa di chiusura della...
«L’umiltà evangelica: madre della misericordia e custode della comunione». Questo il tema dell’omelia pronunciata dall’arcivescovo, cardinale Giuseppe Petrocchi, alla messa di chiusura della Perdonanza.
Eccone alcuni stralci. «La celebrazione della Perdonanza non deve diventare semplice ritualità tradizionale, ma esperienza personale e comunitaria di revisione di vita. Se no si corre il rischio di fare tante Perdonanze, ma di rimanere senza perdono: ricevuto e dato. La Perdonanza ha valenza non solo ecclesiale, ma anche sociale. Papa Francesco così scrive: «Pietro del Morrone, come Francesco d’Assisi, conoscevano bene la società del loro tempo, con le sue grandi povertà. Erano molto vicini alla gente, al popolo. Avevano la stessa compassione di Gesù verso tante persone affaticate e oppresse; ma non si limitavano a dispensare buoni consigli, o pietose consolazioni. Loro per primi hanno fatto una scelta di vita controcorrente, hanno scelto di affidarsi alla Provvidenza del Padre, non solo come ascesi personale, ma come testimonianza profetica di una Paternità e di una fraternità, che sono il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo». «La recente dichiarazione dell’Unesco, che riconosce la Perdonanza come patrimonio immateriale dell’umanità, fa leva proprio su questo fulcro etico universale. Anche sul piano razionale e dei valori generali, la saggezza della riconciliazione costituisce un fattore di promozione integrale della persona e della comunità sociale. Il perdono tiene alta la soglia della sana tolleranza e rappresenta un farmaco che immunizza dalla logica distruttiva della ostilità e dello scontro. L’Aquila deve diventare “Scuola di incontro e di confronto”; laboratorio per attivare percorsi di riconciliazione. In sintesi: è chiamata a diventare, anche sul piano culturale e sociale, la “Capitale del Perdono”». «Celestino V, padre e maestro, ci accompagni. Sono onorato di ricordare che proprio in questo anno ricorre il 700° anniversario della fondazione del Monastero delle Monache Celestine. Contiamo anche sull’incessante preghiera di queste Sorelle consacrate per mantenere ardente, nella mente e nel cuore, il carisma di Pietro da Morrone. La Perdonanza, nata e dimorante all’Aquila, ma ormai Cittadina del mondo, ci aiuti a essere testimoni coraggiosi di umiltà fraterna e perseverati costruttori di pace».
Eccone alcuni stralci. «La celebrazione della Perdonanza non deve diventare semplice ritualità tradizionale, ma esperienza personale e comunitaria di revisione di vita. Se no si corre il rischio di fare tante Perdonanze, ma di rimanere senza perdono: ricevuto e dato. La Perdonanza ha valenza non solo ecclesiale, ma anche sociale. Papa Francesco così scrive: «Pietro del Morrone, come Francesco d’Assisi, conoscevano bene la società del loro tempo, con le sue grandi povertà. Erano molto vicini alla gente, al popolo. Avevano la stessa compassione di Gesù verso tante persone affaticate e oppresse; ma non si limitavano a dispensare buoni consigli, o pietose consolazioni. Loro per primi hanno fatto una scelta di vita controcorrente, hanno scelto di affidarsi alla Provvidenza del Padre, non solo come ascesi personale, ma come testimonianza profetica di una Paternità e di una fraternità, che sono il messaggio del Vangelo di Gesù Cristo». «La recente dichiarazione dell’Unesco, che riconosce la Perdonanza come patrimonio immateriale dell’umanità, fa leva proprio su questo fulcro etico universale. Anche sul piano razionale e dei valori generali, la saggezza della riconciliazione costituisce un fattore di promozione integrale della persona e della comunità sociale. Il perdono tiene alta la soglia della sana tolleranza e rappresenta un farmaco che immunizza dalla logica distruttiva della ostilità e dello scontro. L’Aquila deve diventare “Scuola di incontro e di confronto”; laboratorio per attivare percorsi di riconciliazione. In sintesi: è chiamata a diventare, anche sul piano culturale e sociale, la “Capitale del Perdono”». «Celestino V, padre e maestro, ci accompagni. Sono onorato di ricordare che proprio in questo anno ricorre il 700° anniversario della fondazione del Monastero delle Monache Celestine. Contiamo anche sull’incessante preghiera di queste Sorelle consacrate per mantenere ardente, nella mente e nel cuore, il carisma di Pietro da Morrone. La Perdonanza, nata e dimorante all’Aquila, ma ormai Cittadina del mondo, ci aiuti a essere testimoni coraggiosi di umiltà fraterna e perseverati costruttori di pace».

