Petrocchi: le faglie non solo sismiche ma anche nella psiche

6 Aprile 2017

Il messaggio dell’arcivescovo dell’Aquila: oltre alle mura è importante ricostruire la cultura e l’anima della città

L’AQUILA. Quello di Giuseppe Petrocchi è il quarto anniversario del terremoto 2009, da arcivescovo metropolita dell’Aquila.

LA PSICHE. Al centro del messaggio del prelato quest’anno c’è la fragilità psicologica della popolazione, scossa ancora di più dai terremoti del 24 agosto scorso e quelli successivi di ottobre e gennaio. Una fragilità dove, però, c’è «Gesù Cristo a intervenire in prima persona».

«Sappiamo che, oltre a quelle “geologiche”, esistono anche “faglie” psicologiche e sociali: “sismiche” pure esse!», afferma Petrocchi nel suo messaggio alla città ferita. «A lungo andare, possono generare la “sindrome del terremoto”, che “carica” negativamente il sistema emotivo della gente e attiva reazioni eccessive e disadattanti. L’incertezza, come nube tossica, rischia di avvolgere l’esistenza (individuale e collettiva), rendendola precaria; così come, l’esposizione rischio imprevedibile e incombente può provocare un “effetto-eclisse” sull’avvenire, facendolo apparire oscuro e inaffidabile».

LA SPERANZA... L’arcivescovo, però, non può che parlare di speranza. «Per questo, è di vitale importanza mantenere viva la fiamma di una “fondata speranza”, poiché, quando questa luce viene meno, l’orizzonte comunitario si annebbia e si piomba nel buio di attese deluse e promesse tradite».

IL SISMA E LA PASQUA. Forse non è un caso che il sisma del 6 aprile 2009 sia avvenuto a ridosso della Pasqua. Petrocchi vede in questo segno un momento di trasformazione.

«Gli eventi accaduti vanno immersi nel dinamismo trasformante della Pasqua», sottolinea l’arcivescovo, «perché non si traducano in patologie morali, ma siano imbevuti di eternità e restino custoditi nella vittoria di Gesù sul male e sulla morte. Misteriosamente, infatti, il dolore vissuto con amore ha un valore redentivo ed è sempre fecondo di gioiose vittorie. Proprio avendo sullo sfondo delle vicende scritte dal terremoto sulle pagine della nostra storia, ho pensato il Messaggio per la Pasqua, invitando i credenti a “leggere”, secondo il Vangelo, i fatti e le stagioni che scandiscono la nostra esistenza», spiega Petrocchi, «sapendo scoprire i “doni di Dio”, non solo nelle esperienze che rispondono ai desideri, ma anche negli episodi segnati da una sfibrante amarezza».

IL PAPA E LE MACERIE. Il prelato cita le parole di papa Francesco: «C’è chi si lascia chiudere nella tristezza e chi si apre alla speranza. C’è chi resta intrappolato nelle macerie della vita e chi con l’aiuto di Dio solleva le macerie e ricostruisce con paziente speranza». Molti sono andati via dall’Aquila, ma tantissimi hanno deciso di restare, anche tanti giovani. «Questo testimonia, con fierezza e tenacia, che la vita, ancora una volta, ha la meglio sulla logica della disfatta e della morte. Per questo, dalla “cattedra della croce”, portata con fedeltà evangelica, L’Aquila può offrire lezioni di coraggio».

RICOSTRUIRE L’ANIMA. «La partita decisiva non si gioca solo sul terreno del rifacimento murario, ma sul campo della “edificazione migliorativa” della propria identità, spirituale e sociale. Se L’Aquila vedesse ricostruiti i suoi edifici, ma non salvasse la sua cultura, cristiana e umana, cambierebbe inesorabilmente la sua fisionomia. Il compito di salvaguardare questo patrimonio spetta a tutti gli aquilani. Il Signore ha scritto il tuo nome sul palmo della Sua mano, L’Aquila; e si prende cura di te con tenerezza immensa. Anche io ti abbraccio con Lui! Ti voglio bene, L’Aquila!».

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