Petrocchi: «Pandemia battaglia da vincere tutti quanti insieme»

Il presule: «Esprimo fraterna vicinanza verso chi ha sofferto e continua a soffrire a causa di questa calamità sanitaria»
L’AQUILA. La pandemia, una battaglia «da vincere tutti insieme». Lo scrive il cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi nel suo messaggio di Natale. Tra le tante, una citazione è per don Tonino Bello, il vescovo della “Chiesa con il grembiule”, incamminato – come venerabile – verso la gloria degli altari. Eccone ampi stralci.
GIOIA E INCERTEZZA
«Ancora una volta», scrive Petrocchi, «sentiamo, nell’animo, moltiplicarsi la gioia e aumentare la letizia per l’annuncio del Natale: “Il Verbo si è fatto carne e venne ad abitare in mezzo a noi”. In questo tempo, segni inquietanti rendono il futuro incerto e problematico; può accadere che pure l’uomo di fede sia scosso da domande insidiose: giorno per giorno siamo chiamati a rendere ragione della nostra fede, in un contesto non facile, spesso avverso, e in larga misura indifferente. Ma dobbiamo perseverare, perché “a quanti l’hanno accolto ha dato il potere di diventare figli di Dio”. Egli è venuto a cercarci, ha scelto di condividere la nostra storia, si è fatto vicino ad ognuno di noi, ma, soprattutto, si è reso “prossimo” a chi soffre e a chi è debole: non nacque in un palazzo, né indossò vesti lussuose, ma fu povero tra i poveri. La sua visita non è stata breve e occasionale, ma ha inaugurato un’appartenenza permanente: rimane con noi sempre, prende dimora nelle nostre vicende e assume in modo definitivo la nostra “cittadinanza” esistenziale. Chi “entra” nel mistero del Natale non si contenta di procurare, nella propria vita, “un po’ di posto” a Gesù, ma desidera dargli tutto lo spazio disponibile, e gli apre la sua “abitazione” interiore prodigandosi perché il Signore vi dimori come ospite stabile. Questo è, nel suo significato autentico, “fare Natale».
LE CHIUSURE
«Quando la mente e il cuore sono “occupati” da egoismi pervasivi, oggi come “allora”, non c’è po- sto per Lui. Quando gli “spazi” delle nostre relazioni, e degli interessi che ci guidano, sono intasati da atteggiamenti autoreferenziali ed escludenti, allora: non c’è posto per Gesù-Parola; non c’è posto per Gesù che si dona nei suoi sacramenti (specie l’eucaristia e la confessione); non c’è posto per Gesù nella preghiera; non c’è posto per Gesù negli aspetti positivi e nelle ricchezze che possediamo; non c’è posto per Gesù nelle difficoltà e negli avvenimenti dolorosi che ci capitano; non c’è posto per Gesù negli altri, specie nelle persone bisognose di “prossimità” fraterna; non c’è posto per Gesù negli ultimi: i poveri, gli immigrati, gli emarginati. Il Suo dono, però, rimane, anche se lo rifiutiamo, perché il Signore è fedele nell’Amore».
il sinodo
«Papa Francesco ha avviato un “percorso sinodale” che vede impegnata la Chiesa nel vivere rapporti comunionali sempre più allargati e meglio partecipati. Per vivere questa “avventura sinodale” (esigente, ma anche fonte di liete novità) Papa Francesco ci invita a diventare esperti nell’arte dell’incontro, che esige libertà di ascoltare e di dirsi; prontezza nell’offrire e ricevere amore; generosità nel dare e chiedere perdono; disponibilità a condividere ricchezze e a soccorrere povertà; dedizione nell’aprirsi al prossimo per tessere amicizie fraterne».
REALE E VIRTUALE
«La moderna tecnologia, infatti, ha moltiplicato le possibilità di attivare “contatti”, ma ha diminuito l’ampiezza di vivere “incontri”. Possiamo connetterci subito e con qualunque parte del mondo, ma spesso queste conversazioni si riducono a scambi di informazione senza creare vera comunicazione. Ecco perché nella nostra epoca, in cui i collegamenti telematici sono globali e immediati, registriamo una crescita inquietante del tasso di solitudine. In questo “Natale del Sinodo” ci assumiamo l’impegno di fare posto al Signore-che-viene accogliendolo negli altri, ma stiamo bene attenti a non commettere l’errore di rifiutarlo in noi stessi, perché non ci accettiamo. La misericordia va usata anche nei nostri confronti, altrimenti non potremo offrirla al prossimo. Vale la pena spendersi con generosità sul terreno del sano altruismo, perché ciascuno riceverà nella misura in cui ha dato. Toccante e profetica la riflessione di don Tonino Bello: “Andiamo fino a Betlemme, come i pastori. L’importante è muoversi. E se invece di un dio glorioso, ci imbattiamo nella fragilità di un bambino, non ci venga il dubbio di aver sbagliato percorso. Il volto spaurito degli oppressi, la solitudine degli infelici, l’amarezza di tutti gli uomini della Terra, sono il luogo dove Egli continua a vivere in clandestinità. A noi il compito di cercarlo. Mettiamoci in cammino senza paura”».
IL FLAGELLO COVID
«La pandemia continua ancora a flagellare – speriamo con sempre minore virulenza – la nostra comunità ecclesiale e civile. Occorre mobilitare tutte le risorse umane e cristiane per combattere questa battaglia, che si può vincere solo “insieme”, reclutando sinergie intelligenti e allargate. Esprimo fraterna vicinanza verso tutti coloro che hanno sofferto e soffrono per questa calamità sanitaria. A tutti e a ciascuno auguro un santo Natale, nella gioia e nella pace del Signore».

