Petrocchi sferza la città: bravi solisti, ma non c’è il coro

Il cardinale ha incontrato la stampa per la festa del patrono «Ricostruzione del Duomo: fatti passi avanti, ma tempi lunghi»
L’AQUILA. «In città vedo molti bravi solisti, ma scarsa capacità di fare coro». La “sferzata” del cardinale arcivescovo Giuseppe Petrocchi è arrivata proprio alla fine del suo annuale incontro con i giornalisti in occasione della festa di San Francesco di Sales. Petrocchi rispondendo a una domanda sulle prospettive che può avere per la città l’avvenuto inserimento della Perdonanza nel patrimonio universale dell’Unesco ha sottolineato che «per ottenere risultati importanti a breve e lungo termine non basta lavorare bene, è necessario lavorare insieme». Il cardinale ha poi confermato che sulla ricostruzione del Duomo si sono fatti piccoli passi, ma l’avvio del cantiere è lontano. In pratica si sta ancora lavorando all’acquisizione da parte della Soprintendenza del progetto privato redatto anni fa quando c’erano norme diverse (inizialmente la Cattedrale era stata inserita nell’aggregato privato poi la legge è cambiata e l’edificio è stato stralciato e affidato al ministero dei Beni culturali). Petrocchi ha ribadito che a inaugurare il cantiere verrà Papa Francesco, ma fare oggi previsioni sui tempi è impossibile, basti pensare che una volta risolta la questione del progetto bisognerà preparare la gara d’appalto e poi affidare i lavori. Il tutto salvo ricorsi e altre lungaggini che nelle gare pubbliche sono sempre dietro l’angolo. L’arcivescovo non si è sottratto nemmeno alla domanda sui ritardi nella ricostruzione delle scuole. «Sono d’accordo sul fatto che la priorità, anche rispetto alle chiese, sono le scuole, ma dobbiamo pure ragionare su quali opportunità dare ai nostri giovani affinché possano immaginare il loro futuro qui all’Aquila» ha sottolineato Petrocchi. All’incontro con i giornalisti, oltre al cardinale, hanno preso parte il presidente dell’Ordine, Stefano Pallotta e il responsabile della comunicazione della Conferenza episcopale Abruzzo-Molise don Claudio Tracanna. Pallotta e Tracanna hanno ricordato Amedeo Esposito, deceduto a fine 2019, che non faceva mai mancare la sua presenza e il suo fattivo contributo all’incontro di fine gennaio. Un pensiero anche alle vittime dell’incidente di Campo Felice del 2017. Petrocchi – che ha donato a tutti i partecipanti un libro sulle fake news – si è pure soffermato su come la comunicazione si relaziona con la Chiesa cattolica. «La verità», ha detto, «dev’essere sempre raccontata a 360 gradi. Quello che a volte andrebbe evitato da parte dei giornalisti è lo stile urticante, le modalità abrasive. La critica può far bene perché dà la possibilità di evitare di essere autoreferenziali e capire come gli altri vedono noi. Il giornalista deve contribuire alla crescita della società tutta». Riferendosi ai social, il presule ha voluto distinguere i concetti di contatto e incontro. Il contatto sul web «spesso è arido e anche se virtualmente si è in tanti in realtà poi si è sempre più soli. I giovani andrebbero educati alla logica e all’etica dell’incontro, che è molto diverso dal contatto superficiale».
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