Pezzopane: donne in difficoltà se chiude il punto nascita

20 Dicembre 2014

SULMONA. Continua la battaglia in difesa del punto nascita sulmonese, dopo la bocciatura dei tecnici agli appena 328 parti nel penultimo anno: 372 in meno della soglia minima prevista dalle nuove...

SULMONA. Continua la battaglia in difesa del punto nascita sulmonese, dopo la bocciatura dei tecnici agli appena 328 parti nel penultimo anno: 372 in meno della soglia minima prevista dalle nuove disposizioni in fatto di sicurezza mamma-neonato. La senatrice del Pd, Stefania Pezzopane, chiede alla Regione un ripensamento sulla chiusura. «Ci siamo sempre battuti per la difesa dei diritti, in particolare di quello della salute» interviene «rivolgo pertanto un appello alla Regione affinché ci sia un ripensamento e un confronto con il territorio. Tutte le donne hanno diritto a un parto sicuro. Dopo la chiusura di quello di Castel di Sangro, a opera del centrodestra, a cui ci siamo opposti, la chiusura di Sulmona sarebbe davvero una grave penalizzazione per le donne della Valle Peligna. Non si scherza con la salute dei cittadini. Se il punto nascita di Sulmona venisse chiuso» conclude la senatrice «l’ospedale più vicino sarebbe quello dell’Aquila, ma con gravi disagi per le partorienti». Mettono in evidenza i problemi pratici legati alla chiusura del reparto anche il segretario Pd di Pratola Peligna, Piergiuseppe Liberatore, e il direttivo. «Questa zona, già fortemente penalizzata e ridimensionata dalle pesanti condizioni socio-economiche in cui versa» dice Liberatore «non può permettersi ulteriori danni legati al depauperamento e alla perdita di un presidio di uno dei fondamentali diritti sanciti dalla Costituzione, il diritto alla salute. L’ospedale, punto di riferimento di un territorio prevalentemente montuoso, con una popolazione di 80.000 abitanti, non può essere oggetto di continui tagli alla sanità, dettati da fredde logiche ragionieristiche. La struttura, già fortemente ridimensionata, non può subire la chiusura del punto nascite, togliendo la possibilità ai cittadini di far nascere i propri figli nel luogo di appartenenza e aumentando i rischi del parto».

Federica Pantano

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