Piani Palentini: chiesta la calamità

Emergenza foraggio per gli allevatori, Verrecchia (FdI) inoltra la richiesta di aiuto
AVEZZANO. I danni causati dal maltempo nei Piani Palentini finiscono nel dossier per la richiesta dello stato di calamità naturale. La richiesta di aiuto lanciato da Erminio Pensa, presidente dei giovani di Confagricoltura L’Aquila, sulla situazione disperata degli allevatori costretti a dire addio al foraggio per gli animali è stata accolta dalla Regione Abruzzo. Il capogruppo di Fratelli d’Italia in consiglio regionale, Massimo Verrecchia, ha annunciato che venerdì ha chiesto al vice presidente con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, di preoccuparsi anche della situazione dei Piani Palentini. A causa della pioggia incessante l’erba medica, che rappresenta la maggior parte della razione degli animali, non è stata tagliata perché era impossibile entrare nei campi. Il foraggio degli animali, quindi, è in gran parte compromesso e ora si spera di poter puntare sul mais. Gli allevatori, infatti, hanno ancora delle scorte degli anni precedenti, ma vorrebbero avviare dei cicli più corti di mais quando i terreni saranno asciutti. Il mais raccolto dai cicli corti, però, sarà in quantità ridotte e quindi rischia di non essere sufficiente ugualmente per far fronte a tutta la stagione invernale che si preannuncia già dura. «Venerdì ho provveduto a inoltrare richiesta formale con allegata relazione al vice presidente della giunta regionale con delega all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, per chiedere l’inserimento nella richiesta dello stato di calamità naturale anche dei Piani Palentini in particolare nei territori di Magliano, Scurcola e Tagliacozzo, in particolare nella frazione di Villa San Sebastiano», ha spiegato il consigliere regionale, Massimo Verrecchia, «ho segnalato danni rivenienti in termini di resa sul settore cerealicolo, poco meno di 2.000 ettari, quasi tutti completamente seminati. Emergono danni in termini di dubbia resistenza di quanto seminato a poter giungere a maturazione e, qualora dovessero arrivare a maturazione, di resa. Complessivamente, si può stimare il danno in misura pari a ben oltre il 60%». Danni ingenti si contano nel Fucino, soprattutto a Ortucchio e Trasacco.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

