«Piani sociali ormai dimenticati»

L’ex sindaco di Tornimparte: non si pensa a ridare lavoro e speranze ai giovani
L’AQUILA. L’ex sindaco di Tornimparte Umberto Giammaria interviene a proposito del mancato utilizzo dei fondi della ricostruzione destinati al piano sociale. «A distanza di tanti anni dal sisma del 6 aprile 2009», sostiene Giammaria, «ancora non viene rispettato il decreto 3 della Regione che richiede ai Comuni dell’intero cratere il Piano della ricostruzione fisica per le case e il Piano di ricostruzione sociale per ridare vita alle attività economiche, al lavoro e alla cultura finanziate col 4% degli interventi. A oggi, l’importo è quantificato intorno a 500 milioni di euro, e di esso la Regione con Invitalia impegna la decima parte. E, gli altri 400 milioni e oltre? Nessun Comune ha prodotto il Piano di ricostruzione sociale. Lo ha fatto solo il Comune di Tornimparte con l’impegno di tanti tecnici e studiosi, delle Scuole, dell’Università e dell’Unicef con molti progetti premiati a livello internazionale e nazionale, approvati da Invitalia e da Expo 2015. Perché nessuno ha sollecitato i Comuni al rispetto della legge? Cioè a presentare il Piano di ricostruzione sociale? Adesso cosa si vuole fare con questa montagna di soldi? Leggiamo sulla stampa una interessata, più che interessante, iniziativa dei rappresentanti dei sindaci del cratere: “Facciamo nei piccoli Comuni i sottoservizi come all’Aquila”. Per fortuna a Roma, qualcuno dice “che ci vuole una leggina per spostare i 400 milioni dalla spesa sociale alle infrastrutture”. È chiaro che a questo punto il Piano sociale di Tornimparte, essendo l’unico a rispettare la legge, va finanziato come spesa sociale, ed è quindi di intralcio per finanziare i progetti assurdi dei sottoservizi. È per questo che il Piano è bloccato nel Comune di Tornimparte, anche se regolarmente approvato da aprile. La gente e i giovani per restare vogliono lavoro, vita sociale e culturale, un ambiente sano per lo Sport, per la Scuola e l’Università. Perciò subito i “sopraservizi”, per i sottoservizi c’è tempo».

