Piantagioni di droga nel Fucino, 11 a processo

11 Marzo 2022

L’accusa: produzione con la complicità dei clan della camorra. Imputato un imprenditore marsicano

AVEZZANO. Avevano scelto la Marsica, e in particolare la piana del Fucino, come terreno fertile per investire nella coltivazione della cannabis, in modo da delocalizzare la produzione della droga per anni avvenuta nella provincia di Napoli. E per portare a termine l’operazione si erano avvalsi della collaborazione di persone del posto. È quanto emerso nell’indagine della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila nei confronti di dodici persone, nove campane, tra cui due boss della camorra, e tre marsicane. Di queste undici sono state rinviate a giudizio dal giudice per l’udienza preliminare, Marco Billi, su richiesta del pubblico ministero, Stefano Gallo. L’udienza è stata fissata il 19 maggio davanti al tribunale di Avezzano in composizione collegiale. L’operazione risale a settembre del 2016 quando i carabinieri scoprirono e sequestrato oltre sei quintali di marijuana in un campo del Fucino, nella zona di Strada 40, oltre ad altri quantitativi di canapa indiana in via di essiccazione in una serra, per un totale di oltre sei tonnellate. La coltivazione di cannabis veniva nascosta da lunghe file di granoturco che impedivano la vista da ogni lato. Vennero emesse tre misure cautelari nei confronti dell’imprenditore agricolo Gianfranco Scipioni (48) di Avezzano, Gennaro Casillo (26) e Veronica Casillo (23), figli della compagna di origini campane di Scipioni. Indagati difesi dagli avvocati Alessandro Mastrangeli e Roberto Verdecchia. Solo nel 2018, a seguito delle indagini, vennero iscritte nel registro degli indagati per coltivazione di cannabis altre 9 napoletani: Romeo Pane, Antonio Criscuolo, Pasquale Di Nola, Anna Scotto Di Gregorio, Diodato Di Martino, Carmine Di Lorenzo, Ciro Gargiulo e Ramadani Meriton. Uno degli indagati nel frattempo è deceduto. Le posizioni di Antonino Di Lorenzo “o’ lignammone” e del suo sodale Gargiulo “o’ biondo”, sono state ritenute rilevanti dagli inquirenti perché accusati di appartenere a clan camorristici radicati nella provincia di Napoli dediti in via quasi esclusiva al traffico, anche internazionale di stupefacenti, esperti nell’attività di coltivazione di piantagioni di marijuana, individuati come finanziatori e coordinatori nell’area campana di numerose coltivazioni di stupefacenti. Secondo l’accusa ci sarebbe stato un primo tentativo di insediamento nel 2015 a Luco dei Marsi, ma la coltivazione andò male e fu bruciata. Ma anche dopo il sequestro del 2016, la presunta associazione a delinquere ci riprovò senza successo nelle campagne tra Scurcola e Capistrello nel 2017. Gli accusati ritenevano infatti di poter continuare a operare nella Marsica anziché in Campania, presupponendo in una scarsa azione di controllo da parte delle forze dell’ordine locali.