Picchia, violenta e segrega le figlie

23 Ottobre 2018

Due ragazze, di 14 e 16 anni, costrette a subire per mesi i soprusi del padre e della sua compagna, a sua volta anche vittima

AVEZZANO. Segregate, picchiate, legate al divano e violentate dal padre. Un lungo incubo, quello vissuto da due ragazze di 14 e 16 anni, costrette a subire per mesi gli abusi sessuali e le violenze dei genitori. Anche la mamma, infatti, sarebbe stata complice, in alcune occasioni, di maltrattamenti. Le violenze sessuali, invece, avvenivano mentre lei non c’era. I due coniugi, residenti in un comune della Marsica, sono accusati di numerosi reati dalla Procura della Repubblica di Avezzano, che ha concluso le indagini sugli incredibili atti di violenza che sarebbero stati perpetrati nel tempo sulle ragazze. Oltre ai reati di violenza e maltrattamenti, devono rispondere di ingiurie, percosse e lesioni. Secondo quanto emerso dalle indagini della Procura, le ragazze, figlie di genitori diversi, venivano prese a schiaffi e calci, oltre a essere torturate anche con utensili da cucina, come cucchiai in legno, bastoni delle scope e mattarelli. Venivano minacciate in modo da rendere la loro convivenza con i genitori dolorosa e intollerabile. Non avevano neanche la forza di reagire o di denunciare l’accaduto.
Sono stati i servizi sociali a far emergere una situazione surreale, vissuta all’interno delle mura domestiche. Il padre, secondo quanto accertato, a volte si ubriacava, ma indipendentemente dall’effetto dell’alcol, le picchiava, prendendole anche a calci e pugni.
La stessa sorte toccava anche alla compagna, che veniva aggredita davanti agli occhi delle figlie minorenni terrorizzate. Spesso l’uomo danneggiava gli arredi dell’abitazione, gettava a terra bottiglie di birra e altre suppellettili trasformando la casa in un campo di battaglia. Sia il padre che la madre non contribuivano adeguatamente alla cura e all’igiene delle figlie, non provvedevano a farle mangiare, lasciandole frequentemente a digiuno, né le sottoponevano ai necessari accertamenti medici, oppure alle terapie da somministrare loro, come quella per l’ipoglicemia, le convulsioni e le allergie alimentari. Una vita durissima, ai limiti della sopravvivenza, quella che erano costrette a vivere le ragazze, che non potevano avere neanche una vita sociale. Venivano lasciate sole in casa per tutto il giorno e anche di notte e chiuse a chiave nelle loro stanze erano costrette a pulire la casa. Dovevano portare la legna e, nel caso in cui non avessero provveduto in tal senso, venivano picchiate duramente e chiamate «bestie». Le ragazze, poi, venivano costrette a subire rapporti sessuali approfittando dell’assenza della madre. Il padre le legava entrambe a un divano-letto e iniziava ad abusare di loro. Il pm, Lara Seccacini, ha chiesto il giudizio.
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