Piccola Brigata sulla scena da settant’anni

L’attuale guida della storica compagnia racconta gli inizi e i tanti successi ottenuti
L’AQUILA. Nel 2020 la Piccola Brigata, compagnia teatrale aquilana, compirà 70 anni. Oggi a guidarla è Franco Narducci, personaggio notissimo in città, che in questa intervista ricorda le origini della compagnia e il percorso fatto fino ai giorni nostri.
La Piccola Brigata nasce nel 1950. Ci ricorda che cosa avvenne?
«Nel 1950 alcuni giovani, amanti del teatro, si riunirono per mettere su uno spettacolo teatrale. Erano: Aldo Quaranta, Anna Ricottilli, Rodolfo D’Angelo, Luigi Rossi, Mario Iovinelli, Nettino Di Gregorio. È così che nacque il Gad (gruppo d’arte drammatica), una compagnia teatrale amatoriale che l’entusiasmo di quei pochi giovani portò alla ribalta dei più grandi teatri italiani e di tantissimi teatri di grandi città d’oltre confine. E pensare che tutto ciò era il risultato di un grande lavoro, dovuto soprattutto alla passione di quei ragazzi che non avevano neppure una sede fissa, ospiti ora dei frati di San Bernardino, ora dell’Enal, ora nella sede del Messaggero in via Fortebraccio, ora della sede della scuola di cultura drammatica. Io personalmente entrai a far parte della Piccola Brigata soltanto nel 1960. Precedentemente mi ero avvicinato al teatro prendendo parte alle ormai mitiche riviste dell’Istituto tecnico per Geometri e Ragionieri. Mi contattarono dicendomi che c’era la possibilità di entrare a far parte della Piccola Brigata poiché era in corso di allestimento un lavoro da portare a Mantova per il festival nazionale del teatro comico. In quel periodo non è che ci fossero molte realtà associative culturali. Si usciva da una guerra e c’era molto da fare, tante cose a cui pensare, tanti problemi da affrontare e da risolvere. Ma c’era anche tanta voglia di reagire. C’era voglia d’altro. La Piccola Brigata fu una delle prime associazioni teatrali amatoriali nate in Italia nel Dopoguerra, la prima in Abruzzo».
Quale fu e dove si tenne il primo spettacolo?
«Il primo spettacolo, con la regia di Anna Ricottilli, fu fatto a Teramo al Teatro Comunale. Presidente della Compagnia, che allora si chiamava “Gad Città dell’Aquila” era Nazzareno De Angelis. Il lavoro messo in scena era “La Nemica”, commedia drammatica in tre atti di Dario Niccodemi. Successivamente i lavori vennero rappresentati quasi sempre al Teatro Comunale dell’Aquila. Allora ci veniva concesso normalmente. Successivamente, con la nascita del Tsa, Teatro stabile aquilano prima, poi Teatro stabile abruzzese, la cosa divenne sempre più complicata. Molti aquilani, ancora oggi, confondono la gestione dalla proprietà. Per molti non è il Teatro Comunale, ma il Teatro Stabile. Il Comune dovrebbe pensare in futuro a riservarsi delle giornate da mettere a disposizione di compagnie amatoriali che soltanto al di fuori della città trovano il giusto apprezzamento e riconoscimento. Da Anna Ricottilli la regia passò ad Aldo Quaranta».
Chi era e che ricordo ha lei di Aldo Quaranta?
«Aldo Quaranta era il motore della Piccola Brigata. Nella sua vita il teatro ha sempre occupato il primo posto. Tutto doveva essere fatto al meglio delle nostre capacità e possibilità nel rispetto del pubblico che veniva a vederci pagando il biglietto e per questo motivo aveva il diritto di avere il massimo. Questo principio, che lui mi ha trasmesso, sta sempre alla base di ogni spettacolo realizzato. Nulla è lasciato al caso. Aldo non è stato soltanto un faro per tutti i componenti della Piccola Brigata, attori e tecnici. Lo è stato per tutte le compagnie amatoriali italiane, visto che per tantissimi anni è stato presidente nazionale della Fita, la Federazione italiana teatro amatori».
Gli anni Sessanta e Settanta del secolo scorso per L’Aquila furono un periodo di grande vivacità culturale, industriale, amministrativa. La Piccola Brigata come si inserisce in tutto questo?
«In quegli anni anche la Piccola Brigata fece la sua parte. Partecipò a tutti i Festival nazionali e a molti internazionali riscuotendo grandi successi di critica e, soprattutto, di pubblico. Fece tantissimi spettacoli all’estero su invito degli Istituti italiani di cultura: Marocco, Portogallo, Spagna, Francia, Principato di Monaco, Belgio, Lussemburgo, Svizzera, Germania, Austria, Stati Uniti e Canada. La Piccola Brigata ha anche svolto un importante ruolo sociale. Qualche cifra: della compagnia hanno fatto parte, nel tempo, oltre 450 giovani. Hanno usufruito della nostra attività più di un milione di spettatori. Sono stati messi in scena più di 100 lavori teatrali, prevalentemente di autori italiani. Per un lungo periodo, all’Aquila, unitamente con il sindacato degli autori italiani, si è svolta la Rassegna delle “Novità Assolute”, una specie di mostra mercato che portava all’Aquila tantissimi operatori del teatro italiano: attori, registi, rappresentanti di Compagnie stabili, critici. I testi di nuovi lavori italiani venivano rappresentati dalle migliori compagnie amatoriali. Con la chiusura del Teatro Comunale per restauri, la Rassegna fu portata a Chieti, poi a Roma e successivamente a Fiuggi. Oggi non esiste più. Un altro grande merito della Piccola Brigata è quello di aver portato a teatro tantissime persone che prima non praticavano certi ambienti. Il teatro era un privilegio che avevano soltanto certi ceti sociali. Proprio in quegli anni la Piccola Brigata ha portato il teatro nelle carceri, nelle fabbriche, nelle case di riposo, nelle scuole. Lo stesso Tsa nacque da un’idea dei componenti della Piccola Brigata e di Giuseppe Giampaola, di Luciano Fabiani e di qualche altro appassionato».
Quando inizia la messa in scena di commedie in dialetto?
«Il teatro in dialetto, prima degli anni Settanta del secolo scorso, all’Aquila non era quasi mai stato rappresentato. Il primo lavoro che mettemmo su fu “È bbòna” di Giuseppe Rosa. Il successo fu enorme. Negli anni Ottanta si cominciò a scrivere in dialetto. Da allora cominciò una fioritura di testi come mai era avvenuto nella storia del dialetto aquilano: Mario Lolli, Ezio Villante, Elio Peretti, Marisella Frasca, Franco Villani, Rossana Crisi, Piero Tetè, Paolo Giuliani, Paolo Scipioni, Sergio Marziani. Io stesso ho scritto più di dieci commedie, tutte rappresentate con grande successo. Due di queste commedie sono state tradotte e rappresentate in lingua friulana».
Voi, negli anni, avete portato L’Aquila nel mondo. Che accoglienza avete ricevuto?
«L’accoglienza che ci è stata riservata al di fuori dei confini è sempre stata ottima. Voglio raccontare un aneddoto. Nell’ormai lontano 1979 andammo, per la prima volta, a New York per partecipare, in rappresentanza dell’Italia, al Festival mondiale del teatro amatoriale che si teneva all’università di Valhalla. Portavamo “Liolà” di Luigi Pirandello. Dopo lo spettacolo, durante la cena, venne da me uno studente con la locandina dello spettacolo per chiedere se poteva avere la firma di tutti gli attori della compagnia. Tornammo a New York una decina di anni dopo con “La fiaccola sotto il moggio” di Gabriele D’Annunzio, nell’ambito di uno scambio culturale Italia-Usa voluto dall’allora Governatore dello Stato di New York Mario Cuomo, da sua moglie Matelda e dal nostro concittadino Mario Fratti. Saputo di questa serie di spettacoli che realizzammo per diversi giorni, i responsabili dell’Università di Valhalla ci invitarono a una cena in nostro onore. Durante la serata mi si avvicinò un signore. Trasse da una busta quella locandina di “Liolà” autografata da noi circa 10 anni prima. Era quello studente che ora insegnava nella stessa università».
Oggi com’è presente la Piccola Brigata nella realtà cittadina che deve fare i conti con la ricostruzione materiale e la rinascita identitaria della comunità?
«Oggi qualcosa è cambiato. È molto più difficile portare avanti un’associazione come la nostra. Le distrazioni sono molte per i ragazzi che non sono più abituati al sacrificio per ottenere un risultato apprezzabile. E poi ci sono tante cose da fare. Subito dopo il sisma, con la sede distrutta, tutta l’attrezzatura fuori uso, come d’altronde i nostri stati d’animo, lo sconforto si faceva sentire con prepotenza. Ma tutti i nostri attori, i tecnici, il pubblico, premevano perché si ricominciasse subito. Riacquistammo le attrezzature necessarie e proseguimmo il nostro cammino. Nel post-sisma c’è stata un’altra reazione da parte di molti che sentivano l’esigenza di fare qualcosa. Ed ecco che tanti si sono improvvisati attori, registi, commediografi senza avere un minimo di preparazione necessaria. Noi continueremo a portare avanti gli insegnamenti del buon Aldo Quaranta: “Rispetto del pubblico, innanzi tutto”. In ottobre dal 20 al 27 saremo a Montreal in Canada, invitati dal dottor Francesco D’Arelli, direttore dell’Istituto italiano di cultura e dalla Console generale di Montreal dottoressa Silvia Costanti, per la Settimana della cultura italiana. Questa nostra presenza è stata anche e soprattutto voluta dall’ingegner Claudio Palmisano, per ricordare il decennale. Mi sembra il modo migliore per festeggiare questi 70 anni di ininterrotta attività. Per l’occasione stiamo allestendo un volume che raccoglierà la storia della Piccola Brigata curato da me, da mio fratello Mario e dalla professoressa Liliana Biondi che a Montreal, oltre a recitare, terrà una conferenza sul teatro italiano in lingua e in dialetto».
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