Piccole e medie industrie: poca crescita, assunzioni zero

8 Luglio 2018

Calano gli investimenti e aumenta il ricorso agli ammortizzatori sociali Mari Fiamma: «Solo la Marsica dà qualche segnale. Stretta anche sul credito»

L’AQUILA. Un’economia stagnante, con un livello di crescita prossimo allo zero. Completamente ferme le assunzioni, stabile il ricorso agli ammortizzatori sociali e alla mobilità: una stasi pericolosa che potrebbe generare un ulteriore, incontenibile, periodo di crisi.
L’analisi è dell’Associazione piccola industria della provincia dell’Aquila (Api), che ha focalizzato l’attenzione sui dati relativi al primo trimestre 2018: «La produzione, in provincia dell’Aquila, che non aveva agganciato il trend di crescita nazionale, resta stazionaria, all’interno di un quadro desolante del Centro Italia», spiega Massimiliano Mari Fiamma, direttore dell’Api provinciale. «Ma a destare maggiore preoccupazione è il blocco totale delle assunzioni, con un ricorso stabile, rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, agli ammortizzatori sociali e alla mobilità. E ad andare in sofferenza sono, soprattutto, le piccole e medie imprese».
DATI PREOCCUPANTI. «I dati Istat per il 2017 hanno evidenziato una crescita dell’1,8% al Nord Italia e dell’1,4% al Sud, mentre la parte centrale della penisola ha registrato un +0,8%. Un indicatore», spiega Mari Fiamma, «che merita un approfondimento sulla situazione della provincia dell’Aquila dove, nei primi tre mesi del 2018, si è registrato un aumento di appena lo 0,2%, che sta trascinando a terra anche gli indicatori regionali, con punti di maggior forza nella Marsica (+0,4%) compensati da un calo della Piana del Cavaliere (+0,1%) e dalla stasi dell’Aquilano e della Valle Peligna (+0,2%)».
NIENTE ASSUNZIONI. «Il mercato del lavoro è completamente fermo», evidenzia Mari Fiamma, «non ci sono assunzioni, mentre è stabile il ricorso delle aziende all’utilizzo di ammortizzatori sociali e mobilità: una stasi da cui rischia di scaturire un ben più grave periodo di flessione. Fino a oggi, in provincia dell’Aquila, solo l’export aveva garantito un buon trend di crescita, ma l’incertezza dei mercati e aggravi burocratici, come la nuova normativa sulla privacy, la fatturazione elettronica e i controlli monetari sempre più spinti, frenano gli investimenti dell’imprenditoria locale».
PACE SOCIALE. A pagare lo scotto dell’andamento altalenante del mercato locale sono soprattutto le piccole e medie imprese. Per rilanciare l’economia il direttore dell’Api auspica «una pace sociale, che consenta di disegnare un programma di sviluppo vero e condiviso, in cui al centro figurino sviluppo, crescita occupazionale, attrattività del territorio. Le attività produttive necessitano, oggi più che mai, di concretezza e certezze normative, di un riavvio delle opere pubbliche e delle infrastrutture, di politiche volte alla riduzione della pressione fiscale in modo rapido, ma sostenibile, di investimenti che partano dai punti di forza locali e non dalle velleità del legislatore. La politica è chiamata a fare la sua parte, senza personalismi e con obiettivi comuni, che vadano oltre un clima di perenne campagna elettorale fatto di slogan e singole opportunità».
STRETTA DEL CREDITO. «Un capitolo a parte meritano le politiche creditizie», conclude Mari Fiamma, «che vedono le imprese della provincia pagare lo scotto di banche poco vicine alle esigenze del territorio e delle aziende, che limitano l’erogazione di prestiti o chiedono garanzie sempre più stringenti, concentrando il raggio d’azione sul profitto. Con un conseguente blocco di investimenti e assunzioni».
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