«Piccone detentore del potere» Quando bocciò Santilli sul parco

Le accuse del pm Seccacini nello scontro tra i due amministratori per realizzare opere pubbliche: «Il sindaco preferiva la zona vicino al locale di famiglia». Ma alla fine la spunta l’ex senatore
CELANO. Era Filippo Piccone a “pilotare” le trattative per appalti e opere pubbliche in Comune, anche quando il sindaco Settimio Santilli non era d’accordo. Ciò emerge – con particolare enfasi – in occasione di un acceso contrasto tra i due amministratori – il primo in carcere, l’altro ai domiciliari – per stabilire come impiegare i fondi necessari alla progettazione di due opere pubbliche a Celano. Nel corso di trattative con i progettisti e i dirigenti comunali, coordinate da Piccone, spunta il caso dei due parchi: uno in zona Crocifisso, l’altro Dietro Castello. Il sindaco voleva realizzare il primo in località Crocifisso perché, secondo il pubblico ministero, «in quella zona, si trovano la sua abitazione e l’attività commerciale di famiglia, un ristorante pizzeria». Ma alla fine a spuntarla è Piccone per il quale l’altro parco dava più visibilità all’operato dell’amministrazione.
LE TRATTATIVE. Fatti accaduti nell’aprile 2018. Nel corso di un incontro con il dirigente Luigi Aratari, Piccone aveva contattato telefonicamente l’altra funzionaria comunale, Daniela Di Censo, con la quale aveva parlato di una riunione tenutasi poco prima nella sua segreteria in merito alle opere pubbliche. Aveva proposto di incontrarsi il lunedì successivo per affrontare l’argomento. Poche ore dopo, aveva ricevuto nel suo ufficio l’allora consigliere comunale, attuale assessore, Barbara Marianetti, con la quale aveva parlato dei problemi di copertura economica rappresentatigli da Aratari. In sostanza, aveva deciso di rimandare la realizzazione del parco in zona Crocifisso, ritenendo di dover dare la priorità al parco Dietro Castello. «Anche in questo caso», sostiene il gip Maria Proia, «Piccone aveva dimostrato di pilotare le trattative, nonostante lo scarso entusiasmo di Santilli che, in quella zona, ha la sua abitazione e l’attività commerciale di famiglia». Successivamente, l’ex senatore decide di affrontare la questione con una riunione di maggioranza.
GLI INCARICHI. Pochi giorni prima, Piccone aveva incontrato nella sua segreteria il sindaco e il dirigente Valter Specchio. Parlando di vari appalti, a un certo punto apre una parentesi sul parco giochi, rimproverando duramente Specchio per un incarico conferito a due architette, definendolo «una schifezza» ed esclamando: «Per me abbiamo pestato la m...». L’ex parlamentare aveva concluso la discussione affermando che ormai «era andata» e chiedendo Santilli se secondo lui si trattasse di un buon progetto. Il parco in zona Crocifisso era stato comunque fatto progettare con incarico diretto alle architette, entrambe di Celano, che già erano sue collaboratrici per alcuni incarichi ritenuti dalla Procura di Avezzano «di legittimità alquanto dubbia». Entrambe sono indagate. Piccone rivolgendosi al dirigente, durante l’incontro, afferma: «Hai capito che hai fatto questa c... di schifezza? Dell’incarico esterno a quelle due... a quelle due ragazze del Comune. È una schifezza per me».
INTERESSI PERSONALI? Secondo la tesi accusatoria, il sindaco era «particolarmente interessato alla realizzazione del parco giochi che doveva sorgere in località Crocifisso poiché è la zona dove sono ubicate l’abitazione e l’attività commerciale familiare in via Stazione». Durante una intercettazione ambientale Piccone chiede delucidazioni a Specchio sulla progettazione del parco: «Questo progetto è pronto?». E lui risponde affermativamente. Poi rivolgendosi al sindaco Santilli chiede: «Ma l’hai visto tu?».
Santilli: «Sì».
Piccone: «È buono?».
Santilli: «È un buon progetto».
DETENTORE DEL POTERE. A sostegno della tesi dell’accusa, rappresenta dal pm Lara Seccacini, un’altra conversazione captata nell’ufficio di Piccone, dove il 21 aprile incontra il consigliere Barbara Marianetti. Secondo l’accusa «emerge chiaramente il fatto che Piccone, a seguito dei problemi di copertura economica rappresentatigli dal tecnico Luigi Aratari, abbia deciso di rimandare la realizzazione del parco in zona Crocifisso, considerando prioritario l’altro in zona Dietro Castello». «Evidentemente», sottolinea il pubblico ministero, «Settimio Santilli non è entusiasta di tale scelta, ma ancora una volta Piccone si dimostrerà l’unico e vero detentore del potere decisionale». Parlando con il consigliere Marianetti sul caso del progetto in zona Crocifisso, Piccone riferendosi al sindaco afferma: «Però lui non mi può... per carità, è importante il Crocifisso, ci mancherebbe... però lui tra Dietro Castello e il Crocifisso preferisce il Crocifisso». La Marianetti fa una battuta, lasciando intendere che il sindaco tra le due aree preferisce la seconda perché ha degli interessi personali. Tanto che poi Piccone chiama al telefono il primo cittadino e dispone di organizzare una riunione di maggioranza nella quale stabilire «quali sono le opere che dobbiamo fare e quelle che non dobbiamo fare».
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