Picenze, la ricostruzione è ferma

12 Dicembre 2014

Troppo alti i costi per la messa in sicurezza degli aggregati sorti su una fitta rete di cunicoli e grotte

BARISCIANO. Ricostruzione ferma nel centro storico di Picenze, frazione del comune di Barisciano. A quasi sei anni dal sisma, sono pochissimi i cantieri aperti. Il «cuore» del piccolo paese montano si presenta come quella tragica notte del 6 aprile 2009, tra edifici distrutti e semiabbandonati.

Nonostante le sollecitazioni dei residenti della zona, che premono per tornare a casa. A rallentare il processo di ricostruzione del centro abitato, dilaniato dal terremoto, la presenza nel sottosuolo di grottoni e anfratti, che costituiscono un pericolo reale per le abitazioni.

La stessa situazione che coinvolge paesi limitrofi come San Demetrio ne' Vestini e Poggio Picenze, dove sotto il terreno corre una fitta rete di cunicoli e grotte, che si prolunga, in alcuni casi, per molte centinaia di metri. Un problema tecnico che, gioco-forza, è stato inserito nei piani di ricostruzione come un elemento da tenere presente nella riparazione delle abitazioni. Ma per mettere in sicurezza le grotte servono molti soldi. E, tra rimpalli di competenze e trafile burocratiche, i progetti restano fermi nei cassetti. Un esempio emblematico è quello di Clara Camardese, che fino al terremoto viveva nel centro di Picenze. La sua abitazione, classificata E, fa parte di un aggregato di ventiquattro edifici, tra cui seconde case e pagliai.

«Si tratta dell’aggregato SM23, proprio all’interno della frazione di Picenze», spiega Camardese che ha inviato più di una lettera di sollecito agli organi competenti, all’Ufficio ricostruzione e al Comune di Barisciano, «abbiamo consultato due geologi, che hanno fatto rilievi nella zona per valutare la presenza delle grotte nel sottosuolo, proprio in corrispondenza della nostra abitazione. Eventuali crolli interni potrebbero, infatti, creare ulteriori danni agli edifici e un reale pericolo per chi vi abita». Relazioni allegate ai progetti e trasmesse all’Ufficio ricostruzione, con la richiesta di sostituzione edilizia, ovvero la possibilità di procedere all’abbattimento dell’aggregato in questione e alla ricostruzione ex novo dello stesso.

«Anche l’Ufficio per la ricostruzione dei comuni del cratere, che ha sede a Fossa, ha finalmente riconosciuto la pericolosità dell’intreccio di grotte e cunicoli che attraversa il centro di Picenze, sul quale sorgono moltissime abitazioni», incalza Camardese, «personalmente, abbiamo segnalato il nostro caso, in quanto vorremmo rientrare al più presto a casa. Di mese in mese slitta l’approvazione del progetto e, con esso, la sistemazione dell’abitazione. Possibile che nessuno si faccia carico del problema?»

Domanda rivolta anche al sindaco di Barisciano, Francesco Di Paolo.

«Il sindaco vuole mettere in sicurezza le grotte aggregato per aggregato», evidenzia Camardese, «siamo in attesa della convocazione di un tavolo tecnico tra Soprintendenza, Ufficio ricostruzione, Comune e proprietari degli immobili per fare chiarezza sulle procedure da seguire e sulla tempistica. Ma al momento la riunione non è ancora stata convocata e i lavori sono fermi».

Quella della famiglia Camardese non è l’unica segnalazione che arriva dalla frazione di Picenze. Altri abitanti del posto hanno richiamato l’attenzione sulla lentezza dell’apertura dei cantieri, a causa del problema della messa in sicurezza dei grottoni.

Un’operazione che, naturalmente, richiede una maggiorazione della spesa per la ristrutturazione degli edifici.

Monica Pelliccione

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