Pineta Tre Conche nel degrado I serbatoi imbrattati dai vandali

13 Agosto 2023

L’area, dopo il terremoto del 1915, ospitò uno dei campi di concentramento più grandi d’Italia  Ora la zona versa in abbandono tra muretti divelti ed erbacce. Il progetto di riqualificazione al palo

AVEZZANO. Pezzi di mattonelle frantumate al suolo e rivestimento dei muretti danneggiato in più punti. È la fotografia del degrado e dell’incuria scattata da alcuni residenti nell’area delle “Tre Conche”, nella zona nord di Avezzano. Nemmeno i tre serbatoi che un tempo servivano l’acqua al vecchio campo di concentramento sono rimasti indenni al passaggio dei vandali che ne hanno imbrattato le pareti con scritte realizzate con bombolette spray di colore bianco, nero e rosso. La situazione non è migliore nell’area verde circostante. Il sottobosco della pineta appare come una distesa di erbaccia alta e secca. La segnalazione arriva dai cittadini che quotidianamente si recano nel polmone verde della città per praticare attività sportiva o trovare un po’ di refrigerio all’afa di questa calda estate.
LA STORIA
Non solo un’area verde, la pineta “Tre conche” è anche un luogo ricco di storia. Qualche mese dopo il violento terremoto che colpì la Marsica il 13 gennaio del 1915, l’Italia entrò in guerra e nell’Avezzano rasa al suolo si pensò di realizzare uno dei campi di concentramento più grandi del Paese. Con i suoi 160 ettari, che si estendevano dall’attuale via don Minzoni fino alla zona delle “Tre Conche”, gli antichi serbatoi d’acqua che lo servivano, il campo poteva ospitare fino a 15mila prigionieri oltre ai soldati italiani, per un totale di circa 17mila persone. C’erano soprattutto prigionieri provenienti da Repubblica Ceca, Romania e Ungheria che vennero impiegati per rimuovere le macerie del terremoto, mettere a dimora gli alberi nelle pinete di Avezzano e Celano e persino per ripristinare il corso del fiume Imele. Le salme di 563 progionieri vennero sepolte in un antico camposanto che sorgeva a via Piana, nella zona Sud della città, che divenne il cimitero dei prigionieri della Grande guerra.
IL PROGETTO
Eppure lo scorso anno proprio la pineta "Tre Conche" era stata designata per un progetto di rinaturalizzazione e incremento della biodiversità. Il progetto prevedeva il rilievo della rete di sentieri pedonali e delle strutture e attrezzature sportive presenti; l’individuazione e la delimitazione delle aree campione oggetto di studio. In particolare era prevista la suddivisione dell’area verde in sei zone: tre da lasciare all’evoluzione naturale e altre tre da sottoporre a interventi di rinaturalizzazione mirata con lo sfalcio dell’erba solo in determinate zone, come sentieri e aree ristoro, per salvaguardare la stessa struttura della pineta e il suo ecosistema, in modo da permettere lo sviluppo delle specie che normalmente lo popolano, ma che non riescono a crescere a causa del taglio dell’erba. Il progetto triennale era stato annunciato lo scorso anno.
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