Pingue: il Museo di Ovidio è un regalo per il turismo

Si chiude il triennio della Dmc Terre d’Amore appena “incoronata” dalla Regione Il presidente: grandi potenzialità, creare un settore economico e fare squadra
SULMONA. La Dmc Terre d’Amore del territorio peligno è stata una delle poche Dmc abruzzesi a ricevere i complimenti della Regione per i risultati raggiunti e la ricca programmazione portata avanti in questi anni a favore del turismo e della valorizzazione del territorio. Segno di aver centrato l’obiettivo che la Regione aveva affidato alle Dmc dopo la soppressione dell’azienda di soggiorno e turismo. Risultati che erano in pochi a prevedere.
Presidente Fabio Spinosa Pingue, qual è la ricetta vincente?
«Per dimensioni, estrema fragilità dei soci, scarsa propensione a stare insieme, difficoltà della normativa per la rendicontazione non potevamo farcela. Invece con il nostro modello organizzativo improntato alle sinergie con i soci, ai bassissimi costi di gestione, all’aver saputo interpretare la forte dose di generosità e soprattutto aver puntato tutto sulla qualità dei progetti ce l’abbiamo fatta».
Con l’assemblea si chiude il triennio.
«Si chiude un ciclo di start up iniziato nel 2013. Promosso non senza problemi. Ora si apre la nuova fase e bisogna continuare a nuotare insieme. Non è facile. Ma non c’è altra strada. Il turismo non è come altri settori dove puoi non pianificare insieme ad altri operatori. Per attrarre turisti devi progettare eventi di qualità, insieme a tutta la filiera degli operatori e vendere molto prima dell’evento».
Quali sono i progetti che vi hanno dato maggior soddisfazione in questi tre anni.
«Tra i tanti, meritano una menzione speciale il Concerto di Capodanno al teatro Caniglia con spettatori arrivati anche dall’estero, Piano Piano per Sulmona e Muntagninjazz, la Ovidii Taberna con i 200 testi originali del 1500 delle opere del nostro sommo poeta, le 4 web cam live ancora attive nel centro storico di Sulmona, aver individuato l’amico Gabriele Cirilli come ambasciatore del Bimillenario di Ovidio che ha garantito una visibilità nazionale, oltre ad aver fatto da ottimizzatore a tanti eventi per supportarli ad assurgere ad evento turistico».
Il Bimillenario ovidiano, però, è stato per tanti un’occasione mancata.
«Certo, con la tempistica non rispettata dei finanziamenti che sono arrivati in ritardo abbiamo perso un’occasione per promuoverci con eventi di richiamo internazionale per il 2017. Ma noi dobbiamo vedere il bicchiere che tracima, non solo mezzo pieno. E dobbiamo recuperare il tempo perduto».
E in che modo?
«La legge è abbastanza chiara e secondo il mio punto di vista se li destiniamo tutti al costruendo Museo di Ovidio avremmo un portentoso attrattore turistico che contribuirà a risollevare le sorti dell’intera comunità. Esserne consapevoli vale l’1% di Pil».
Un rammarico?
«Non essere riusciti a portare a casa il francobollo del Bimillenario, eppure l’allora ministro Calenda era entusiasta. Purtroppo lui è andato via e la burocrazia anche questa volta è stata più forte della politica».
In che cosa può e deve migliorare la Dmc Terre d’Amore?
«Dobbiamo attrarre molti più turisti. Altri territori farebbero carte false per avere tutto questo ben di Dio che abbiamo noi, a partire dalla straordinaria posizione geografica. Ma dobbiamo passare da una logica di solo volontariato e solitaria a una nuova strategia dove questo grande fermento culturale e sportivo venga messo a sistema e contaminato da professionalità e imprenditorialità. In breve: creare un settore economico. Le Dmc del resto sono nate per questo».
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