Piovono critiche sul livello della classe politica avezzanese

13 Giugno 2019

Di Matteo (Movimento cristiano): contese da basso impero Bisogna lavorare per il rilancio socio-economico della città

AVEZZANO. «Città senza guida politica per una contesa da basso impero»: il Movimento cristiano lavoratori (Mcl) sferza la classe politica locale, affinché passi dalla logica delle beghe e dei veti, che hanno portato alla caduta dell’amministrazione De Angelis, alla «costruzione di un progetto pluriennale per uscire dalle secche e dar vita a una stagione di rilancio socio economico e occupazionale dell’intera Marsica. Avezzano», afferma Antonio Di Matteo, presidente del consiglio nazionale Mcl, «deve essere all’altezza del proprio ruolo di guida e proposta per l’intera Marsica, elaborando una credibile strategia pluriennale di sviluppo, condivisa dalle parti sociali, per ridare slancio alle politiche di crescita e occupazione, assicurando una nuova stagione di prosperità e stabilità, specialmente ai soggetti più fragili e vulnerabili, quali giovani e donne». Per il Mcl, che augura «buon lavoro al commissario prefettizio, Mauro Passerotti, nella speranza che dia una particolare attenzione ai ceti più deboli della città, l’unica strada virtuosa per ridare chance al territorio passa attraverso il recupero di un alto senso di responsabilità e una dimensione popolare che mette sempre al centro la persona. Occorre un programma concreto», spiega Di Matteo, «con un modello di sviluppo avanzato, partecipato e sussidiario di una città territorio, aperta alla competizione e all’innovazione, con un rinnovato protagonismo di tutto il mondo vitale del volontariato, come quello cattolico, che ogni giorno supplisce con fatica alle carenze e inefficienze pubbliche». Mcl sollecita i politici a invertire il modus operandi, superando le vecchie logiche che hanno fatto scattare il commissariamento della città. «Quando si interrompe un’esperienza amministrativa, specie di una città di riferimento di un territorio, come Avezzano», conclude Di Matteo, «le motivazioni della rottura dovrebbero risultare gravi, di natura strategica. In verità, viene il dubbio che motivazioni addotte, pur legittime, sembrano più delle cortine fumogene».
©RIPRODUZIONE RISERVATA