Piste riaperte, ma va in tilt la seggiovia

27 Gennaio 2019

Duecento sciatori restano sospesi nel vuoto, poi intervengono i tecnici e tutto torna alla normalità. Pienone per l’esordio

CAPPADOCIA. È stata una di quelle giornate che non dimenticheranno tanto facilmente gli sciatori accorsi in massa a Camporotondo, per la riapertura, dopo tanto tempo, degli impianti. La nuova seggiovia biposto, infatti, di ultima generazione, poco dopo l’avvio si è bloccata, per un problema elettronico, lasciando sospesi nel vuoto per diverso tempo circa 200 sciatori, che si accingevano a raggiungere i 1.800 metri di quota delle piste.
Eppure la giornata era iniziata nel migliore dei modi: sole spendente, che esaltava la neve, e l'assenza di vento conferivano alla nota località turistica, contornata da faggeti secolari, un’aura magica. «Un piccolo paradiso terrestre», l’ha definita Massimo Pizzoni, uno sciatore romano. Gli appassionati di sport invernali, per mancanza di neve, hanno dovuto attendere questo giorno per quasi due mesi. Ma lo spettacolare paesaggio che si è presentato ieri davanti ai loro occhi, li ha ampiamente ripagati. I più felici apparivano i bambini, ai quali è stata riservata una delle tre piste, per imparare a sciare. Ma ad attrarli era solo la neve, nella quale si rotolavano, rompendo, con le loro grida gioiose, il silenzio della vallata. Soddisfatto per l'esito dell'evento può ritenersi anche il sindaco di Cappadocia, Lorenzo Lorenzin, che per la riapertura degli impianti si è speso molto.
Ieri mattina però deve essergli corso un brivido per la schiena, quando ha saputo che la seggiovia biposto era andata in tilt. Non si sono registrate comunque scene di panico e quando il problema è stato risolto da parte dei tecnici, l’attività sciistica è proseguita senza intoppi, tra la gioia dei numerosi ospiti, provenienti soprattutto dalla capitale, che prima si vedevano costretti ad andare a sciare altrove.
«Siamo sempre andati a sciare a Ovindoli o a Roccaraso», raccontano Nicola Mazzetta e Massimo Pizzoni, di Roma, «da alcuni amici abbiamo saputo dell’apertura degli impianti di Camporotondo. Abbiamo voluto provare. E siamo rimasti entusiasti. La località è di una bellezza incomparabile. Ci torneremo. Anche perché, essendo Camporotondo molto vicina a Roma, avremo meno spese». «E la prossima volta», aggiunge Pizzoni, «porterò anche le mie due figlie». La riapertura degli impianti consentirà a Camporotondo di risorgere. In passato la località è stata meta di turisti soprattutto romani e ciociari, che vi hanno costruito villette o acquistato appartamenti. Dal 2000 in poi, però, a causa della chiusura degli impianti, alcuni vengono solo d’estate, altri hanno messo in vendita l’appartamento oppure l’affittano.
«Con la riapertura degli impianti», rileva Arianna Rosci, titolare di un minimarket, «Camporotondo potrà tornare a vivere. Erano 20 anni che qui non si vedevano tanti turisti. Solo il sabato e la domenica si vedeva qualcuno. È stato un disastro, sia dal punto di vista economico che sociale».
«Adesso», le fa eco Giuliano Rosci, «titolare del bar-ristorante Monna Rosa, «vi sono le condizioni per rilanciare il turismo». Ma ci sono a Camporotondo sufficienti strutture ricettive? «Oltre all’hotel Bucaneve, che dispone di circa 200 posti letto», rassicura Rosci, «vi sono 250 appartamenti sfitti. Se questi non dovessero bastare, gli ospiti potrebbero alloggiare a Cappadocia, Tagliacozzo e Carsoli».
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