Pizza roscia e arrosticini. Capistrello si presenta col suo Stato dell’anima

12 Ottobre 2026

Festa in paese con le greggi “storiche” dell’evento di Pasquetta. Domenica soleggiata e tutta la comunità in strada per vincere

CAPISTRELLO

Il ciambellone, la crostata alle visciole, torte rustiche di ogni tipo. Accanto, un cesto pieno di aspirine. Gli aficionados di Arrostiland ripartono dalla colazione a Capistrello dopo le fatiche di sabato a Trasacco. È il secondo sopralluogo in due giorni. Ma bisogna andare avanti– nuovo giorno, altra corsa. Il cammino verso Arrostiland 2027 riparte da qui, tra la Marsica e Valle Roveto. E per chi è ancora affaticato dalle 24 ore precedenti, poco male: caffè, dolce, un analgesico, se serve, e si ricomincia. In una domenica soleggiata che ha richiamato tutta la popolazione nelle strade del paese, Capistrello era chiamata a mostrare di avere lo Stato dell’anima. Cioè il piacere di condividere una giornata di festa, di stare insieme che rappresenta lo spirito del festival della Pasquetta abruzzese. Che, ormai, è diventata una tradizione.

L’appuntamento per il sopralluogo è alle 10, alla stazione. Ad accogliere le greggi storiche di Arrostiland – i giudici di questo particolare concorso – è la banda del paese. “Vola, vola, vola”, Cicirinella”, il saltarello ma anche “Per sempre sì” di Sal da Vanci: a metà tra il folklore e la modernità, la via che seguirà tutta la giornata. Il via ufficiale, però, arriva quando il creatore di Arrostiland, Fausto Di Nella, e il sindaco Maurizio Murzilli si presentano davanti al “portone” di Capistrello. E cioè? Nessun castello o cinta muraria: all’imbocco della via principale del centro è stato posizionato un enorme portone in legno. Di Nella inserisce le chiavi, le gira e spalanca le porte a un paese intero, che lo aspetta dall’altra parte. Bimbi, adulti, le nonne: la ricetta dello Stato dell’anima non prevede ingredienti scelti su base anagrafica. Il boato di Capistrello lancia il segnale: il sopralluogo è ufficialmente cominciato.

Dunque, si tratta di mostrare il proprio Stato dell’anima. A Capistrello significa anche la pasta fatta in casa – o, meglio, in strada – dalle anziane del paese. E poi la frittata (alle 11!) insieme ai primi bicchieri di birra e vino che cominciano a passare tra i tavoli. Prima di mezzogiorno qualcuno è già stanco. Una signora però fa capire che la giornata è appena iniziata: «Non siamo neanche allo sdijuno», tuona. E allora altro giro di frittata con lenticchie ma soprattutto sua maestà la pizza roscia. È uno dei prodotti più tipici del territorio: impasto di farina bianca e farina rossa di mais (e un pizzico di bicarbonato), cottura sul coppo di terracotta e farcitura con salsicce, cicoria e formaggio. La gente le divora. E per gli stomaci più audaci si prosegue con gli arrosticini e le sagne con i fagioli. Da mandare giù con vino novello – sotto un sole bestiale – o birra. Alle 15, poi, inizia la festa vera e propria: il dj mette il primo disco e il paese si riversa nella piazza principale. Si canta una vecchia hit degli 883, “Come mai”, ma cambiando leggermente il testo: «Come mai, Arrostiland 2027 a Capistrello... evvai».