Più spazio per le agro-imprese: «È un’opportunità di sviluppo»

10 Settembre 2021

Enti, associazioni di categoria e sindacati d’accordo con le prospettive indicate dal piano regolatore: «La filiera di lavorazione sul territorio valorizzerà i prodotti e porterà anche nuova occupazione»

AVEZZANO. La Marsica dà l’ok all’apertura del nucleo industriale alle agro-imprese. Nei giorni in cui l’Arap e la Provincia si preparano a ridisegnare il piano regolatore della zona industriale della città la proposta avanzata dal tavolo tecnico aperto al Comune di Avezzano riceve l’approvazione da parte del territorio. L’azienda regionale delle attività produttive è pronta a intercettare i fondi europei per rendere più attrattivo il nucleo, mentre i rappresentanti istituzionali sono pronti ad avviare un dialogo con gli attori del territorio.
LE ISTITUZIONI. È corale il sì degli amministratori alla creazione di una filiera agro-industriale. «L’indicazione dell’amministrazione è stata da subito quella di puntare all’agroindustria», Domenico Di Berardino, sindaco facente funzioni, «bisogna agire su questo tipo di sviluppo e aprire le porte alle nuove aziende attraverso una rimodulazione del nucleo. È l’unica strada da seguire per permettere alle nostre materie prime di essere prodotte e trasformate nel territorio. Il Comune è stato in passato, con la donazione di un milione e 300mila metri quadrati di terreno, e sarà in futuro parte attiva del processo di sviluppo del nucleo industriale». Per il primo cittadino di Luco dei Marsi Marivera De Rosa non c’è da perdere tempo. «Siamo d’accordo con l’apertura all’agroindustria», spiega De Rosa, «bisogna fare presto. Un nucleo industriale che tenga conto del territorio è fondamentale e può essere un volano per ridare slancio alle attività agricole locali. Siamo favorevoli e come Comune siamo pronti a diventare parte attiva con l’amministrazione di Avezzano e tutti gli enti interessati a questa trasformazione».
ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA. La virata verso l’agroindustria, quindi, potrebbe essere un modo da un lato per potenziare il nucleo e dall’altro per valorizzare le produzioni locali. «Se c’è un discorso di filiera agricola che ha una sua logicità in questo territorio siamo d’accordissimo», evidenzia Giuliano Montaldi, presidente di Confcommercio, «bisogna puntare sul chilometro zero e spingere le nostre colture. Se invece si vuole fare un mero discorso commerciale e sfruttare anche quell’area della città allora non siamo d’accordo». Secondo Filiberto Figliolini, presidente di Confesercenti, «siamo soddisfatti della proposta fatta di avviare un processo di rilancio del nucleo. Per troppi anni abbiamo assistito all’immobilismo del vecchio consorzio industriale e poi della stessa Arap. In altre realtà, anche italiane, queste strutture sono il motore dello sviluppo locale, con capacità di attrarre nuove aziende e nuovi investimenti. Occorre cogliere tutte le opportunità dei fondi dell’Europa per sviluppare servizi innovativi e avanzati, oggi indispensabili per le imprese che devono competere su un contesto internazionale».
IL SINDACATO. Da subito pronto a sedersi al tavolo delle trattative per questo cambio di passo Leonardo Lippa, segretario Uila-Uil. «Nel Fucino serve da sempre l’area di trasformazione dei prodotti», sottolinea Lippa, «fare una filiera a chilometro zero sarebbe perfetto perché invece di portare fuori i prodotti, si potrebbero lavorare in casa e questo potrebbe creare nuovi posti di lavoro. Ora bisognerebbe fare un tavolo con i sindaci del comprensorio del Fucino, al quale siamo pronti a sederci, senza escludere le zone limitrofe dove si fanno prodotti di nicchia, e iniziare a gettare le basi questa nuova vita del nucleo industriale». Per Raffaele Scalcione di Flai-Cgil «questa è la soluzione giusta per puntare finalmente sulle risorse del territorio e per creare aziende stabili e nuovi posti di lavoro. Un modo concreto per rilanciare l'industria avezzanese».
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