Poche vocazioni, chiude il monastero di Corfinio

Le 13 monache di clausura costrette a lasciare il convento annesso alla concattedrale Il vescovo: una decisione che ci addolora. Il sindaco: auspichiamo un ripensamento
CORFINIO. A trent’anni dalla sua fondazione, chiude il monastero di clausura annesso alla concattedrale di Corfinio. La mancanza di vocazioni locali ha indotto la Federazione dei Monasteri della Visitazione dell’Italia centromeridionale, a prendere una decisione che sta creando molte reazioni sia nell’ambiente diocesano che tra gli stessi fedeli.
La comunicazione al vescovo di Sulmona Michele Fusco è arrivata dalla Madre Federale, il 12 marzo scorso. «Dopo aver ascoltato tutte le sorelle e aver preso atto dei documenti raccolti, sono state riscontrate insieme alla comunità lacune a livello della formazione», si legge nella lettera. «In conseguenza di ciò, la Congregazione per gli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica avevano affidato il governo del monastero di Corfinio alla presidente federale e al consiglio delle Visitandine dell’Italia Centro-sud. Tutto questo ha portato a un serio cammino di discernimento sulla reale situazione e sulle prospettive del monastero di Corfinio, soprattutto considerando gli sviluppi della comunità in quasi trent’anni di fondazione. Pur non mettendo in dubbio la buona testimonianza delle sorelle», prosegue la lettera, «dall’altra parte si deve considerare con onestà l’assoluta mancanza di vocazioni locali, il ricorso a vocazioni provenienti dalle isole Samoa che hanno portato però molte problematiche alla comunità. Tutto ciò ha portato alla decisione comune e unanime di concludere l’esperienza della fondazione dato che non esistono gli elementi necessari per una reale autonomia».
Attualmente sono tredici le suore Visitandine presenti nel monastero sotto la guida della madre superiora, suor Maria Cecilia.
«Questa notizia mi ha molto addolorato e, penso, porterà sconcerto in tutta la comunità diocesana per il grande affetto che ci lega al monastero», afferma il vescovo di Sulmona-Valva Michele Fusco. «Una presenza importante nel nostro territorio e, ormai da trent’anni, punto di riferimento prezioso per il sostegno di tutti i fedeli nella preghiera e, specialmente, nell’intercessione per le vocazioni sacerdotali. Mi auguravo, e ho lavorato affinché la decisione avesse esito e tempi differenti, che ci avrebbero permesso di accompagnare questo momento importante e delicato della comunità delle monache. Con mio profondo rammarico non è stato così. Da parte mia non è mancato l’invito ripetuto alla riflessione, ma la decisione è stata irremovibile. Come Gesù confidiamo nell’amore del Padre che mai abbandona i suoi figli e lo imploriamo di accompagnare le care sorelle che continueranno a servire il Signore in altri monasteri». Molti i commenti dei parrocchiani della diocesi all’annuncio del vescovo. Tutti sottolineano la grande delusione per una decisione che andrà a ripercuotersi sull’intera comunità di Corfinio. «Siamo rammaricati e sconcertati per una decisione che cade all'improvviso in una situazione di emergenza sanitaria che peggiora ancor di più le condizioni psicofisiche della nostra comunità», afferma il sindaco di Corfinio Romeo Contestabile. «Auspichiamo un immediato ripensamento della Santa Sede affinché interceda per far restare le monache a Corfinio perché sono ormai una realtà irrinunciabile per la comunità cattolica del Centro Abruzzo». «Una notizia che ci addolora», afferma Maria Silvia Di Giovanni, da poco entrata a far parte, come componente di minoranza, del consiglio comunale di Corfinio dopo le dimissioni di Cristina Colella, «faremo tutto quello che è nelle nostre possibilità per far restare le monache nella cattedrale di San Pelino. Sono un segnale di speranza e di carità non solo per Corfinio ma per l’intera diocesi di Sulmona e non permetteremo il loro trasferimento. (c.l.)
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