Poggio Picenze al centro del quadrilatero dei “tesori”

Il paese tra quelli più devastati dal sisma del 2009 sta provando a rinascere Il sindaco Gialloreto: «Purtroppo la ricostruzione si blocca per il poco personale»
POGGIO PICENZE. Un paese come tanti, devastato dal terremoto del 6 Aprile 2009, che resiste e vuole rinascere, come già sta facendo, soprattutto in questi ultimi quattro anni, grazie anche all’impulso di un giovane sindaco, che è la forza propulsiva della ricostruzione, soprattutto sociale. Già, perché quella degli edifici non si sottrae alla lentezza e alle lungaggini che caratterizzano la ricostruzione pesante nei centri colpiti dal sisma, dovute soprattutto alla mancanza di esame delle pratiche. Che pure sono state presentate all’Utr di Barisciano.
Parliamo di Poggio Picenze, 1.200 anime, a 14 chilometri dall’Aquila, affacciato sulla statale 17 e circondato da luoghi preziosi per il territorio, come la Necropoli di Fossa, la chiesa di Santa Maria ad Cryptas (da poco riaperta al pubblico) e le Grotte di Stiffe. Poggio è praticamente al centro di un quadrilatero formato da San Gregorio, Fossa, San Demetrio né Vestini e Barisciano. Il paese ha resistito e sta resistendo al fenomeno dello spopolamento.
Ma andiamo per ordine.
LA SITUAZIONE. Ci sono 52 aggregati da rimettere in piedi – abbattimento e ricostruzione, oppure consolidamento antisismico –, sono quelli ai quali è stata data la priorità, perché contengono edifici che risultano come abitazione principale (prima casa) per i residenti. Gli aggregati che non hanno ricevuto la priorità sono 10, «perché sono soltanto seconde case», come spiega il sindaco di Poggio Picenze, Antonello Gialloreto, al quarto anno di mandato (le prossime elezioni sono previste nel 2020).
«A livello di presentazione dei progetti non saremmo messi male, perché siamo a circa il 95% della linea prioritaria del cronoprogramma», sostiene il primo cittadino, «ma il problema principale, quello dove tutto si blocca, è l’Urt di Barisciano».
Il sindaco, però, fa notare che le colpe non sono del personale, ma dell’esiguo numero di impiegati in quell’ufficio, «che è il più ingolfato del territorio, perché ha le schede di tutti i paesi più colpiti, a cominciare da Poggio Picenze, Sant’Eusanio Forconese, Villa Sant’Angelo. Occorre più personale, altrimenti di questo passo ci vorranno 20 anni».
DIECI ANNI. I dieci anni non sono riferiti al decennale del sisma, ma a quanto auspicato dal primo cittadino per la ricostruzione di Poggio Picenze. «Almeno per la maggior parte degli edifici privati. Una volta approvati i progetti, i soldi ci sono (17 milioni, per 16 aggregati). Finora i finanziamenti non sono mai stati un problema. Ma a frenare tutto è la lentezza dell’approvazione delle pratiche».
RICOSTRUZIONE PUBBLICA. Va a rilento ancora di più. Ma questa non è una novità, perché la stessa situazione si verifica anche all’Aquila capoluogo, dove la ricostruzione pubblica, soprattutto delle scuole, è ferma al 6 Aprile 2009.
SCUOLA E ASILO. «Qui a Poggio Picenze, invece, anche se finora è stata bloccata», aggiunge il sindaco Antonello Gialloreto, «siamo in dirittura d’arrivo per l’asilo e la scuola elementare, tra le strutture più importanti proprio per evitare lo spopolamento. Anzi, a questo proposito devo sottolineare che da noi si è verificato il fenomeno contrario: molti sono venuti ad abitare a Poggio dopo il terremoto, nelle case nuove alla periferia del paese. Questo si deve anche alla vicinanza alla statale 17 e all’Aquila. E ricostruire lo storico asilo – un tempo mantenuto, per decenni, dalle suore – e la storica scuola elementare, sono la priorità assoluta. A questo proposito», aggiunge il primo cittadino, «abbiamo avuto diversi incontri. Le pratiche sono gestite dal Provveditorato alle Opere pubbliche e sono stati dati gli incarichi per la progettazione, per quanto riguarda la scuola, mentre per l’asilo entro l’anno si potrà andare a gara. Per la scuola ci sono 1,3 milioni di euro, per l’asilo 1,2 milioni».
IL CASTELLO. Il centro storico del paese è fermo al 6 Aprile 2009. Ci sono ancora due auto distrutte dal sisma, mentre le macerie delle case dove sono morti tre bambini e due adulti, non sono state neppure toccate. «Purtroppo lì non possiamo fare nulla per ora, anche se è la zona storica del paese e da parte nostra c’è molta attenzione. Infatti, proprio lunedì abbiamo fatto un altro sopralluogo, perché un aggregato, proprio in piazza Castello, potrà partire. Ma c’è la necessità», spiega il sindaco Gialloreto, «di mettere in sicurezza molti edifici, per poter aprire i cantieri».
CAVITÀ IPOGEE. La zona antica del Castello sorge praticamente quasi per intero su numerose cavità ipogee, grotte. «Si sta studiando il loro riempimento. Si farà, ma è un processo che richiede tempo e denaro», sottolinea Gialloreto.
Lì ci sono abitazioni crollate e voragini che si sono aperte, portando alla luce le cavità e ingoiando ciò che c’era sopra. Un intero centro storico con erbacce alte un metro, un tetro silenzio, totale, dove purtroppo aleggia aria di morte e distruzione. Dove i ricordi sono stati cancellati, insieme alle persone.
IL FUTURO. «Ci sono centri di aggregazione per i nostri giovani, in estate faremo la scuola estiva nei Musp. Nella struttura “viva”, inaugurata qualche anno fa, abbiamo dovuto trasferire il Comune, perché lo storico edificio deve essere abbattuto», conclude Gialloreto. «Abbiamo un campo sportivo e una squadra di calcio di Terza categoria, un anfiteatro all’aperto e tante piccole attività. Vogliamo che i nostri giovani restino legati al paese, alle loro radici, alla loro cultura. Sono loro la speranza della rinascita».
©RIPRODUZIONE RISERVATA

