Polizia, locale «rifugio» per donne e minori abusati

6 Dicembre 2014

In questura ha aperto “Sala Erica” per raccogliere le testimonianze di chi è vittima di violenza. Sarà anche uno strumento utile alla magistratura

L’AQUILA. Una stanza di pochi metri quadrati, al terzo piano della questura dell’Aquila. Pareti dai colori tenui, la tenda elegante alla finestra e un computer sulla scrivania. Una stanza che potrebbe essere tranquillamente lo studio all’interno di un’abitazione, dall’aria “domestica” e rassicurante.

Invece è lo spazio attrezzato tecnologicamente con una telecamera «a vista ma non invasiva» che la questura ha individuato per ospitare la “Sala Erica”: la prima in regione per l’ascolto protetto delle donne e dei minori vittime di violenze, abusi, stalking. È in questo posto che saranno accolti e ascoltati da professionisti, poliziotti formati ad hoc e medici.

La stanza per l’ascolto protetto è stata inaugurata ieri mattina, ultimo step di un percorso per la tutela e la protezione in particolare delle donne offese da uomini, che spesso sono i loro compagni, e dei bambini, che la questura ha intrapreso ormai oltre un anno fa. Era l’ottobre 2013 quando il Camper delle donne, coordinato dall’allora vicequestore aggiunto Delfina Di Stefano, cominciò il suo tour fra paesi del comprensorio e le frazioni insieme a uno staff di poliziotti e medici. Il camper raccolse testimonianze e denunce di donne maltrattate e picchiate, portando allo scoperto un humus fatto spesso di soprusi sopportati per anni. Una realtà evidente anche nei numeri: oltre 20 gli ammonimenti del prefetto a uomini violenti in un solo anno all’Aquila, 200 le donne che si sono rivolte al centro antiviolenza dell’associazione Donne Melusine.

Ieri l’apertura della “Sala Erica”, realizzata grazie al contributo dei Club Rotary, dell’Inner Wheel dell'Aquila (presidente Paola Poli) e dell’Associazione “L’Aquila città per le donne”. La sala «sarà anche un luogo a disposizione della magistratura», ha spiegato il questore Vittorio Rizzi. Le testimonianze raccolte potranno, infatti, essere utili in sede di processo già a partire dalle indagini preliminari, sia per quanto riguarda la violenza su donne, sia per gli abusi sui minori. «Il ricordo dei bambini si forma proprio nel momento in cui raccontano ciò che è capitato, ecco perché è importante raccogliere e proteggere subito la testimonianza dei più piccoli in un luogo senza condizionamenti», ha aggiunto il questore rivolgendosi a una platea costituita da rappresentanti delle autorità e delle istituzioni locali. Fra loro anche Alessandra Masciovecchio, medico-poliziotto e Giuseppina Terenzi, dirigente di polizia, che hanno contribuito alla realizzazione della “Sala Erica”. Alla formazione dello staff che affiancherà le donne e i minori ha contribuito anche l’università dell’Aquila.

Marianna Gianforte

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