Ponte Belvedere, archistar in campo

26 Luglio 2020

Dopo il no al progetto di finanza dei privati si va verso la demolizione e ricostruzione: in prima fila il tedesco Marg

L’AQUILA. Sul ponte Belvedere da qualche giorno pare calato il silenzio, ma in realtà in Comune chi se ne sta occupando (in particolare il sindaco Pierluigi Biondi, il vice Raffaele Daniele e i responsabili del procedimento) ha in mente un preciso percorso che, in qualche modo, si è già esplicitato nelle scorse settimane.
LE TAPPE. Prima c’è stato l'affidamento di una perizia allo studio di ingegneria “Fausto Fracassi” con la quale si stabilirà se il ponte va demolito e rifatto oppure può essere “sistemato”. Poi è arrivata la determina con la quale è stato archiviato il progetto di finanza da quasi 30 milioni (con più del 70 per cento a carico del privato) proposto da Unirest. Sono state due scelte che in realtà di “tecnico” non hanno molto. Infatti la Unirest aveva fornito – e nei tempi stabiliti – tutte le integrazioni richieste (restava appeso solo l’aspetto relativo alla fidejussione che comunque sarebbe stato affrontato dopo il sì definitivo al project financing). La bocciatura del progetto Unirest è stata quindi una scelta politica. La perizia dello studio Fracassi, che dovrebbe essere consegnata in tempi rapidi, è probabile che stabilirà che il ponte deve essere demolito. Azzerato tutto si ripartirà da capo. Ma come si ripartirà? Il Comune ha in mente un’idea: non bisogna semplicemente rifare un ponte ma va ricostruito “Il Ponte”. Il fatto che sopra ci passino le macchine e i camion è importante, ma non fondamentale. Quello che si vuole è “un’opera d’arte” che si possa vedere – cosa che pare sia stata detta in un conciliabolo a Palazzo Fibbioni – anche dallo spazio. Un simbolo per l’eternità dell’Aquila che rinasce e della memoria del sisma del 2009. Nel XVIII secolo la chiesa del Suffragio in piazza Duomo fu edificata a seguito del terremoto del 1703, il nuovo ponte Belvedere, se pur con un “linguaggio” più laico, avrà la stessa funzione di ricordo e rigenerazione.
LA PISTA TEDESCA. Un progetto che va in questa direzione pare ci sia già. E se si vanno a rispolverare le cronache locali pre-Covid viene fuori che a gennaio 2020, l’archistar tedesca Volkwin Marg aveva ufficiosamente donato al Comune una sua idea progettuale per il Ponte Belvedere. Il tutto inserito nell’iniziativa “Nove artisti per la Ricostruzione”. Il progetto, si scrisse all’epoca, prevede la “ricucitura” del Ponte con via XX Settembre, le 99 Cannelle e il Parco delle Acque. Naturalmente le case popolari di sotto andranno abbattute, nascerebbe un parcheggio multipiano e una fontana sulla quale mettere 309 incisioni. Dunque, già a gennaio il Comune aveva di fatto bocciato politicamente, non tecnicamente, il progetto Unirest per dare spazio a quello proposto da Marg. Sul perché e il per come ci sarà tempo per interrogarsi.
IL GIALLO. Dietro alla vicenda c’è anche un piccolo “giallo”. La domanda è: come è venuto in mente a Marg di venire all’Aquila per occuparsi di un ponte di meno di cento metri di lunghezza? A invitarlo e ospitarlo nel capoluogo di regione (insieme a una decina di suoi collaboratori) tra agosto e settembre del 2019 era stata proprio la Unirest. Infatti la società – che fra le otto ditte che avevano risposto all’avviso pubblico fu l’unica a presentare concretamente, a fine 2019, il progetto di finanza – anche per venire incontro al Comune che chiedeva per il ponte di Belvedere una “firma” di livello mondiale si era mossa per coinvolgere l’archistar che nei giorni di permanenza all’Aquila visitò tutte le cose più importanti e belle in modo da farsi una idea precisa della città. Perché la Unirest non fece suo il progetto? Una delle motivazioni – da quel che trapela – è che il “disegno” dell’archistar non poteva “sposarsi” col progetto di finanza che prevedeva non solo il rifacimento del ponte Belvedere, ma anche la ristrutturazione del ponte di Sant’Apollonia, in via XX Settembre, con annesso parcheggio. La ditta aquilana decise a quel punto di fare il progetto con i suoi architetti e ingegneri e lo presentò. L’idea-progetto di Marg, però, uscita dalla porta a dicembre 2019, già a gennaio 2020 era rientrata, per volontà degli amministratori, dalla finestra. Con molta probabilità già nelle prossime settimane sarà ufficialmente donato alla città in una cerimonia pubblica e poi si partirà con le procedure necessarie. Questa è la storia recente del ponte Belvedere. Il futuro sembra già scritto. Ma meglio attendere i fatti concreti.
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