Ponte Belvedere, il Comune boccia i privati

Arriva il no al progetto di finanza di Unirest dopo un anno di annunci e carteggi con l’impresa. Attesa per la nuova perizia
L’AQUILA. Il Comune, con una determina sull’albo pretorio, ha detto no al progetto di finanza presentato dalla ditta Unirest per la ricostruzione del ponte Belvedere. La determina così chiude: “Si dichiara definitivamente concluso, per manifesta irricevibilità e inammissibilità ai sensi dell’articolo 2 della legge 241/90, il procedimento di valutazione preventiva e, conseguentemente, si dichiara archiviata la proposta di finanza di progetto presentata da Unirest srl”. Con questa determina e con la precedente che ha affidato una perizia allo studio di ingegneria “Fausto Fracassi” (per stabilire se il ponte va o meno demolito) si azzera tutto ciò che finora era stato ipotizzato per restituire alla città un ponte molto importante per la viabilità e che è chiuso dal 2009.
FINANZA DI PROGETTO. La determina ricorda che la richiesta per acquisire proposte di finanza di progetto (finanziamento in parte pubblico e in gran parte privato) era partita dalla delibera di giunta comunale 293 dell’8 luglio 2019, un anno fa, con la quale si sollecitava il dirigente del settore ricostruzione beni pubblici a predisporre un avviso pubblico nel quale inserire, tra gli altri, i lavori di sostituzione del Ponte di Belvedere. L’avviso, oltre al ponte Belvedere, prevedeva la possibilità di realizzare le seguenti opere: riqualificazione strutturale e architettonica del Ponte di Sant’Apollonia (quello su via XX Settembre) e costruzione di un parcheggio interrato su via XX Settembre. Il contributo pubblico per tali lavori era previsto in 2.894.383 euro “derivanti dalla riunificazione contabile delle due attribuzioni di fondi di cui alle delibere Cipe 43 e 135 del 2012”.
LE SCADENZE. Continua la determina di ieri: “Entro il termine ultimo per manifestare interesse, fissato al 12 agosto 2019, sono pervenute 8 candidature; il 6 settembre 2019 sono stati invitati i suddetti 8 operatori economici a presentare la proposta; è stata acquisita il 3 dicembre 2019 una sola proposta da parte di Unirest”. A questo punto il Comune comincia a fare le pulci al progetto Unirest e il 22 gennaio viene comunicato alla ditta “il mancato avvio del procedimento” con “richiesta di documentazione integrativa con conseguente sospensione dei termini”.
INTEGRAZIONI. Tale documentazione integrativa avrebbe dovuto prevedere: “Il progetto di fattibilità tecnico-economica dal quale si evincano chiaramente le caratteristiche funzionali, tecniche, gestionali, economico-finanziarie dei lavori da realizzare; l’analisi dello stato di fatto, nelle sue eventuali componenti architettoniche, geologiche, socio-economiche, amministrative; la descrizione, ai fini della valutazione preventiva della sostenibilità ambientale e della compatibilità paesaggistica dell’intervento, dei requisiti dell’opera da progettare, delle caratteristiche e dei collegamenti con il contesto nel quale l’intervento si inserisce, con particolare riferimento alla verifica dei vincoli ambientali, storici, archeologici, paesaggistici interferenti sulle aree o sugli immobili interessati dall’intervento, nonché l’individuazione delle misure idonee a salvaguardare la tutela ambientale e i valori culturali e paesaggistici; il capitolato speciale descrittivo e prestazionale; il piano economico-finanziario; la specificazione delle caratteristiche del servizio e della gestione; l’impegno a prestare una cauzione nel caso di indizione di gara”.
LA RISPOSTA. L’Unirest, il 24 febbraio 2020, risponde al Comune “riservandosi di trasmettere la cauzione nei giorni successivi” e invia gli ulteriori elaborati richiesti. Il 30 aprile 2020 torna in campo il Comune che con una nota comunica a Unirest tutta un’altra serie di questioni da chiarire fra cui “la persistenza della mancata trasmissione della cauzione”. Ci sono poi altre 12 richieste (alcune delle quali contengono numerosi commi) di tipo tecnico. Una riguarda le aree di sosta. Si legge infatti nella determina: “Il parcheggio interrato ipotizzato consta di 89 box auto e 106 posti auto. Per tutta la parte relativa ai box auto è prevista la vendita a partire da febbraio 2023 al prezzo di 30.000 euro cadauno, si ritiene necessario un approfondimento sulla congruità di tale parametro anche in relazione al mercato e al livello di richiesta locale; si evidenzia inoltre che nell’avviso pubblico è specificata l’intenzione del Comune di incrementare la dotazione di parcheggi a ridosso del centro storico e in tal senso restano da valutare la coerenza e l’ammissibilità dell’ipotesi di vendita di 89 box che non soddisferebbero, in prima battuta, tale intenzione dell’amministrazione. È prevista altresì la vendita dei locali ricettivi e del 30% dei locali commerciali e direzionali al prezzo unitario di 2.500 euro al metro quadrato per un totale di 10 milioni. Anche in questo caso si ritiene necessario un approfondimento sulla congruità di tale parametro sia in riferimento al prezzo unitario che al livello di domanda che il mercato potenzialmente offre per tale tipologia di immobili”.
L’EPILOGO. A quel punto, di fronte a una tale mole di richieste, precisazioni e chiarimenti, Unirest si è “arresa” anche perché è apparso chiaro che il Comune aveva deciso – non si sa se per scelta politica o tecnica – di non andare avanti con i progetti di finanza. E infatti l’11 giugno alla ditta viene comunicato che “in mancanza del ricevimento delle richieste di integrazione entro il 16 giugno 2020, la proposta di cui all’oggetto sarà dichiarata definitivamente conclusa con l’archiviazione del procedimento”. Cosa che accade con la determina di ieri quando si ufficializza l'archiviazione della “proposta di finanza di progetto presentata da Unirest”. La conclusione? Sul ponte Belvedere, sul ponte di via XX Settembre e sul parcheggio interrato, per un anno si è scherzato. Ora per il solo ponte Belvedere si ricomincia dalla perizia dello studio Fracassi. Chissà se sarà la volta buona.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

