Porcilaia inquinante Condanne confermate
CAPITIGNANO. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta sia in primo che in secondo grado a due allevatori di Capitignano che gestivano una porcilaia. I due erano accusati di aver...
CAPITIGNANO. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna inflitta sia in primo che in secondo grado a due allevatori di Capitignano che gestivano una porcilaia. I due erano accusati di aver smaltito «in assenza di autorizzazioni un ingente quantitativo di rifiuti prodotti dall’azienda agricola, che si occupava dell’allevamento di circa 3.068 suini». I fatti risalgono al 2016. Per i giudici della Cassazione «la Corte d’Appello aveva escluso che il fatto fosse qualificabile in termini di particolare tenuità rimarcando, ragionevolmente, le dimensioni dell’allevamento dove è avvenuto l’illecito smaltimento di vari tipi di rifiuti dell’azienda, alcuni consistenti nelle deiezioni dei suini allevati, oltre che di 25 carcasse di animali abbandonati nel terreno, essendovi al momento dell’accertamento circa 3.700 maiali nelle stalle, da ciò derivando potenzialmente un danno ambientale non trascurabile. A fronte di un apparato argomentativo non illogico, la difesa ha riproposto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità, senza tuttavia illustrare adeguatamente i profili di critica rispetto alla decisione impugnata». (g.p.)

